domenica 13 dicembre 2009

Il risultato degli eventi

Assurdo come l’evolversi degli eventi conduca talvolta ad eventi assolutamente inaspettati, talvolta a risultati prevedibilissimi.
Gli avvenimenti prendono le pieghe più disparate. Ciò che sembrava ovvio fin dall’inizio ci mette un’eternità a realizzarsi; quello che, invece, da principio sembra impossibile si compie sul nascere. Per quanto l’uomo voglia illudersi di controllare il mondo, c’è sempre una forza più grande di lui, una forza che l’uomo non può comandare.
Il susseguirsi li avvenimenti, l’evolversi delle situazioni è un’incognita. Un’infinita variabile il cui valore non è mai decretabile con certezza.
Quindi perché arrovellarsi tanto? Perché darsi tanta pena per qualcosa che non possiamo dominare?
C’è una sola soluzione: SCIALLO!

giovedì 10 dicembre 2009

Volere è potere?!

Volere è potere, si dice.
Non è così! “Volere” non è “potere”.
Avete mai sentito qualcuno incapace di intendere e di potere? Avete mai sentito qualcuno che poteva un caffè al bar?!
“Volere un aumento” non è “Potere un aumento”.
“Te possino ammazzà” non è “Te voglino ammazzà”.
“Volere più potere” non è “potere più potere” o “potere più volere” o “volere più volere”.
E se proprio vogliamo dirla tutta, “TVB” non è “TPB”.

venerdì 4 dicembre 2009

Miscellanea Dicembrina

Fu quando comparve sul mio desktop l'iconcina quadrata color verde acido riportante le lettere "Dw" che realizzai che la mia stabilita psicologica stava per essere turbata per sempre.
A buon intenditor...

C'è un mattonazzo di svariate centinaia di pagine che mi guarda minaccioso! Ce la farò a dare questo maledettissimo esame a febbraio?!?

Se qualche lettore ha da consigliarmi un po' di valida musica acappella (e per "valida", con tutto il rispetto, non intendo i Neri Per Caso) mi lasci un commento, tenchiu!

Che altro dire? Mah... niente.

Saluti

martedì 1 dicembre 2009

giovedì 19 novembre 2009

TRUFFA!

Per quanto questo blog è poco seguito, nel mio piccolo posso fare qualcosa...
Mi hanno telefonato poco fa dalla "Telecom Italia" cercando mio padre. Visto che lui non c'era mi hanno chiesto di farli richiamare al numero verde 800362323.
Appena chiuso il telefono ho cercato questo numero su Google scoprendo da svariati forum che molte persone sono state contattate da queste persone che segnalavano il mancato pagamento di una bolletta telefonica. Alcune di queste persone si sono informate e hanno scoperto (chiamando anche il 187) che questo numero verde NON appartiene alla Telecom Italia, ma che rimanda ad altri numeri a pagamento!
In altre parole, se vi chiamano dicendovi di richiamare quel numero verde... non fatelo perché è una truffa!
Spero di essere stato utile a qualcuno...
Diffondete il verbo, se possibile.

mercoledì 18 novembre 2009

Viviamo (ancora) nella terra dei cachi!!!

Era il 1996 quando gli Elio e le Storie Tese portavano "La terra dei cachi" al festival di Sanremo. A distanza di 13 anni questa canzone è ancora assolutamente attuale... e la cosa, ad essere onesto, mi inquieta tantissimo!
Vi ripropongo il testo della canzone sperando cogliate i significati nascosti...


Artista: Elio e le Storie Tese
Titolo: La terra dei cachi
Album: Eat the phikis

Parcheggi abusivi, applausi abusivi,
villette abusive, abusi sessuali abusivi;
tanta voglia di ricominciare abusiva.

Appalti truccati, trapianti truccati,
motorini truccati che scippano donne truccate;
il visagista delle dive è truccatissimo.

Papaveri e papi, la donna cannolo,
una lacrima sul visto:
Italia sì, Italia no.

Italia sì, Italia no,
Italia bum, la strage impunita.
Puoi dir di sì, puoi dir di no,
ma questa è la vita.
Prepariamoci un caffè,
non rechiamoci al caffé:
c'è un commando che ci aspetta
per assassinarci un po'.

Commando sì, commando no,
commando omicida.
Commando pam!,
commando prapapapapam!,
ma, se c'è la partita,
il commando non ci sta
e allo stadio se ne va,
sventolando il bandierone
non più il sangue scorrerà.

Infetto sì? Infetto no?
Quintali di plasma.
Primario sì, primario dai,
AAAAH! Primario fantasma.
Io fantasma non sarò, e al tuo plasma dico no;
se dimentichi le pinze fischiettando ti dirò:
"Fi fi fi fi, ti devo una pinza.
Fi fi fi fi, ce l'ho nella panza".

Viva il crogiuolo di pinze,
viva il crogiuolo di panze. Eh!
Quanti problemi irrisolti,
ma un cuore grande così.

Italia sì, Italia no,
Italia gnamme!, se famo du' spaghi.
Italia sob, Italia prot,
la terra dei cachi.
Una pizza in compagnia,
una pizza da solo;
un totale di due pizze
e l'Italia è questa qua.

Fufafifì, fufafifì, Italia evviva.
Squerellerellèsh, catarapàrupai,
Italia perfetta, perepepé nainananai.
Una pizza in compagnia, una pizza da solo;
in totale molto pizzo ma l'Italia non ci sta.

Italia sì, Italia no, scurcurrillu, currillo.
Italia sì: ué!!!
Italia no, spereffère fellecche.
Ué, ué, ué, ué, ué.

Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi.

lunedì 16 novembre 2009

Art Session: Mario Amaya

Quando vedi il baffo della Nike o il coniglietto di Playboy, sai già cosa rappresenta quel logo!
Non la pensa certo così Mario Amaya che ha deciso di prendere alcuni loghi ormai celeberrimi e di affidarli ad altri marchi. Il risultato è tanto ottimo quanto geniale.

QUI una rassegna di questi loghi.

mercoledì 4 novembre 2009

Recensione #1


Artista: Soul Killa Beatz
Album: "Do you like cembalo?!"

Diego dei Soul Killa Beatz mi ha chiesto (così, en passant, su Facebook) di fargli una recensione del loro “Do you like cembalo?!”. Io i Soul Killa Beatz non li conosco di persona, ho solo contatti virtuali con il suddetto Diego (tranne una brevissima conversazione di persona in occasione del live degli Ex-Otago all’Italia Wave del 2008), però non posso dire non nutrire una certa simpatia per loro. Ma cercherò di essere oggettivo.
È quasi patetico: sto scrivendo come fossi davvero un critico musicale di Rockit!
Inizio subito facendo l’infame per poi parlarne positivamente alla fine!
“Do you like cembalo?!” non è certo l’album che cambierà le sorti dell’indiepop italiano, però non è un disco da prendere e buttare via.
È piacevole, nel senso più positivo del termine. E sembrerebbe (almeno all’orecchio di uno che si basa solo sul suo gusto personale) che l’impegno ci sia. Le tracce sono solo 7, 5 se togliamo intro e outro, ma sembra non voler essere affatto un disco superficiale. È un disco semplice: le musiche sono dirette, leggere, facili da digerire… in una parola, orecchiabili! Chitarre spesso acustiche, tastierino giocattolo e cembali!
Ma c’è una differenza abissale tra semplice e superficiale: semplice = bene; superficiale = male… per farla proprio breve.
I testi sono autobiografici e non, ma mai troppo espliciti. Le canzoni parlano di un mondo visto con gli occhi di alcuni ventenni negli anni della crisi dei valori. Ma forse loro (noi) questi valori li vogliono (vogliamo) trovare. Li cercano nei treni in partenza, negli scarabocchi, e soprattutto nei ricordi… e scusate se è poco!
Troviamo anche una collaborazione (telefonica) del Pernazza (directly from Ex-Otago!) in “Remeber di respirare”, pezzo che parte assolutamente funky per sfociare poi in uno spaccato di infanzia quasi commovente… dico davvero!!!
In conclusione “Do you like cembalo?!” è un disco di quelli che ti mettono di buon umore alla fine di una giornata non proprio delle migliori.

QUI il Myspace dei SKB

P.S. Diego, per i 2000 € ci mettiamo d’accordo in separata sede! ;D

venerdì 23 ottobre 2009

Quando parli con qualcuno devi prendere in considerazione l'ipotesi che potrebbe aver votato Berlusconi.

giovedì 22 ottobre 2009

Il nostro oro

Ricordo che nel cortile dell’asilo che frequentavo da bambino c’era uno scivolo; il terreno su cui era messo questo scivolo era piuttosto morbido ed umido, e spesso noi bambini ci mettevamo a scavare, con il classico legnetto, questo terreno. Sopra di noi, i meno interessati a scavare, scivolavano, e noi sotto a fare le buche. Ricordo che c’era un motivo particolare per il quale scavavamo: l’oro.
Sotto il primo strato di terra c’era un altro tipo di terra; non so per quale ragione chimico-organica, ma questa terra era di un colore fra il rossiccio e l’argentato. I bambini, si sa, hanno molta fantasia e quindi noi, bambini quali eravamo, ci dicevamo che quella terra così particolare fosse oro. Lo sapevamo benissimo che non era oro, ma ci piaceva immaginare che lo fosse.
Ci bastava un legnetto, ci bastava sederci sotto a quello scivolo e avevamo trovato il nostro oro.
Oggi, a 20 anni, mi rendo conto che non mi basta più un legnetto e un terriccio argentato. Oggi, quando pensiamo all’oro, in testa abbiamo ben altro che semplice terra. Dov’è finita quella fantasia? Dov’è finita quell’immaginazione che ti faceva essere la persona più felice del mondo con un po’ di terra? È assurdo pensare che oggi molti si sentono felici solo possedendo ettari ed ettari di terreno… e a noi ne bastava meno di un metro quadro.
La verità è che quella che noi chiamiamo “maturità”, quella specie di conoscenza che deriva dalle nostre esperienze, se viene troppo esaltata va a rimpiazzare totalmente la fantasia, l’immaginazione.

Proverò a trascrivere il testo di una canzone in vernacolo pisano dei Gatti Mézzi (dove “mézzi” sta per fradici, bagnati), gruppo jazz/swing di Pisa che fa canzone in pisano, appunto. La canzone non parla proprio del trovare oro, ma, più specificatamente, dello scavare buche. Credo sia in parte attinente e la condivido.


Artista: I Gatti Mézzi
Titolo: Vango per passione
Album: Anco alle puce ni viene la tosse

Vango la terra e mi sfogo, la rimugino, la batto, la sbriciolo e mi ci ritrovo.
Non sono un contadino; vango per passione.
Con gesto anti’o, le mano stringo ‘r mani’o, ‘r piede pigio sur pallonzolo.
Bu’o la terra, c’entro dentro.
Ah bene! Ah bene!
I lombri’i un vanno ammazzati; stai attento a’ lombri’i!
Prendo ‘n mano una zolla, grassa e profumata, l’annuso poi la strizzo.
Ah bene!
Toh, lombri’o godi! Toh, godi!
T’aiuto a bu’à, t’aiuto a anda’ più fondo.
Tieni, la merda der cane ti do! T’aiuto, aiutami: trasformala.
Vango per passione: mi rammenta ‘r mi babbino.
Vango e mi sfogo!
Dev’esse’ quer sòno sordo, quer vibrio che m’arriva ner piede puntellato sur pallonzolo.
Si strappa la radicina, si sbriciola ‘r sassino… è lì che dovento scemo!
Non sono un contadino; lui dura fati’a, si sfonda ‘r groppone, si mola le mani… io godo e basta! Alla terra ‘un ni ‘hiedo ‘ frutti, un ni do nemmeno ‘ semi.
La bu’o, la rivorto, la sciupo… ma con garbo.
Perché ‘ bimbi scavano le bu’e? Cosa cercano ‘ bimbi vando scavano le bu’e?
Io ora lo so: ‘un cercan nulla… scavano, per passione.
Dev’esse’ ‘r piace’ di vede’ ‘r vòto dove prima ‘un c’era.
“Bimbo, l’hai fatto te quer popò di bu’o?”
“Sì, l’ho fatto io! Che popò di bu’a t’ho fatto!”
Ecco, è tutto lì!

martedì 20 ottobre 2009

A proposito del post precedente, eccovi un video realizzato dal sottoscritto...

STEREOTYPES KILL IDEAS from Hum.as on Vimeo.

Individualismo collettivo

La creatività è un po’ egoista. Quale creativo produce per sé? Chi, dopo aver dato alla luce una nuova creatura, non è smanioso di farla vedere al mondo?
Egoismo. O forse altruismo. Altruismo nell’ottica in cui l’opera risulti utile agli altri.
Immaginatevi librerie senza libri, negozi di dischi senza dischi, musei d’arte senza opere d’arte, mostre fotografiche senza fotografie, e così via…
Il creativo ha bisogno di consensi, di approvazione; vi dirà che gli fanno piacere anche le critiche, ma non è sempre vero.
Il creativo è egoista (specie i grafici, dicono), e il suo egoismo passa attraverso le sue opere.
Qual è quella band che non vuole una schiera di fan? Qual è quello scrittore che non vuole i suoi lettori?
Oggi poi questa vetrina è a disposizione di chiunque. Questo blog ne è la prova, ogni blog ne è la prova. Le pagine di Myspace dove i vari artisti pubblicano musica, foto, dipinti.
Ormai un nuovo libro, un nuovo disco, una nuova esposizione non sono più eventi così straordinari. Per fortuna, o purtroppo.
È molto più difficili essere raggiunti, senza “sponsor”, ma basta un computer e una connessione a internet per dire la proprio a un numero più o meno ampio di persone. E di questo passo si perde la voglia di trovarsi, di discutere davanti ad una birra. Non sto scoprendo l’acqua calda dicendo che la direzione in cui stiamo andando è quella dell’individualismo collettivo; vogliamo mostrare a tutti quello che abbiamo fatto da soli. Vogliamo dire la nostra a più persone contemporaneamente. Quindi un concerto, una partita, una conferenza diventano momenti di svago e non più di condivisione. La vera condivisione, oggi, è qui, su internet. Verrò a noia, ma Facebook è il party, la sagra, il festival della condivisione!
Avevo voglia di buttare giù due righe e mi sono lasciato andare in questo flusso di coscienza per partire dalla creatività ed arrivare a Facebook (mi sto venendo a noia da solo!), ed ora, per restare coerenti, salvo, copio, incollo e pubblico tutto.
Saluti.
"Il silenzio è la morte;
e tu, se taci muori
e se parli muori
allora di' e muori..."
[Tahar Djaout]

venerdì 16 ottobre 2009

"I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale."

Woody Allen

giovedì 15 ottobre 2009

Miscellanea Ottobrina

Ma sì, alla fine sono contento… sono contento perché Facebook sta passando di moda (molto lentamente) e mi sto convincendo che forse non è IL MALE, ma, se usato in modo corretto può anche essere un mezzo quasi utile!

È tornato il freddo. Me ne sono accorto in particolare dal fatto che non sono bastati 5 minuti di stufetta per scaldare il bagno abbastanza da non soffrire come cani quando non si è sotto il getto caldo per insaponarsi. E così ora toccherà docciarsi nell’altro bagno; quello con la stufetta a muro, che si può tenere accesa anche durante il lavaggio. Ma non è questo il peggiore dei mali.

È successo in questi giorni nel Michigan (come agli inizi dell’anno scorso in Australia) che una signora di 54 anni ha chiamato la polizia per denunciare un furto nella sua abitazione. L’unico inconveniente è che l’oggetto del furto erano delle piante di marijuana… ed hanno arrestato lei!

Vi segnalo inoltre un blog che prende i fatti del giorno per farne del sarcasmo dissacrante: Spinoza

Saluti

sabato 10 ottobre 2009

Il ritorno dei Fascisti

[Con la rarefatta collaborazione di A. Curcuruto]

A volte basta che una serie di circostanze, assolutamente disconnesse tra di loro, si accavallino una sopra l’altra contemporaneamente per avere una percezione distorta – o, se vogliamo, più fantasiosa – della realtà.
A distanza di un anno e mezzo mi è tornato in mente un episodio che, proprio a causa di questo accavallamento di circostanze, mi fece provare una sensazione che ora come ora definirei angoscia.
Ero in quinta superiore e quella mattina, come spesso capitava, prima di andare a scuola mi fermavo in pasticceria a fare colazione – sì, mi tratto bene!
La pasticceria in questione è su una strada della periferia pisana; è piuttosto rinomata per la qualità dei suoi prodotti. Anche se c’è da dire che ultimamente sono scaduti un po’.
L’arredamento del suddetto luogo è piuttosto raffinato, da parere un posto di lusso, anche se non vuole esserlo… almeno credo. Diciamo che può sembrare uno di quei luoghi riservati ad una cerchia più o meno ristretta di persone. E questo fatto, che preso da solo è il più inutile dei fatti, in questa storia va a costituire proprio una di quelle circostanze.
Un’altra circostanza è che eravamo nell’aprile del 2008. Chi ha più memoria si ricorderà subito che nell’aprile del 2008 Berlusconi è salito al governo per la quarta volta; non sarà difficile ricordare anche l’aria che si respirava in quei giorni.
Quella mattina il caso volle che nella pasticceria ci fosse un numero piuttosto alto di persone ben vestite, quasi eleganti. Persone che sarebbero potute appartenere a quell’ipotetica cerchia ristretta di cui parlavo poco fa. Chiamiamola “Borghesia”.
Fu sicuramente un caso che un numero così insolito di persone apparentemente benestanti si ritrovasse lì in quel momento, ma la prima cosa che mi venne da pensare fu: “Ecco, sono tornati i fascisti!”
Ebbi come l’impressione che, con la vittoria del Centro-destra, tutta quella gente di stampo fascista (seppur di gran lunga diluito) fosse uscita dalle tane in cui si nascondeva. Non è facilissimo da spiegare, ma mi sembrò come se questi borghesi ora non avessero più paura di farsi vedere in giro. Come se fosse di nuovo il loro turno e si sentissero liberi di passeggiare per le strade, andare a fare colazione nelle pasticcerie – che, erano luoghi appositamente per loro, per la loro cerchia ristretta – ostentando, inoltre, una certa spavalderia.
Lo ripeto: tutto questo discorso è frutto della mia fantasia; è probabile che lì dentro, quella mattina, non ci fosse stato nemmeno uno che abbia messo la X sul logo de Il Popolo delle Libertà, ma girandomi dal bancone verso la sala e vedendo tutte quelle giacche e quelle scarpe di pelle, la prima cosa che pensai fu proprio: “Ecco, sono tornati i fascisti!”

venerdì 9 ottobre 2009

Marilyn Manson contrae la suina. Lo annuncia su Facebook e aggiunge: "Purtroppo sopravvierò."
Che babbeo!
Mi viene proprio da citare Caparezza: "Se vi piace la morte, spiegate: perché non v'ammazzate?!"

venerdì 18 settembre 2009

TROVA GLI ERRORI!

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

[Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 1]

martedì 15 settembre 2009

Cioccolata, felicità e ragione

Ieri sera dopo cena mi sono ritrovato in tavola una di quelle barre di cioccolata enormi e pesantissime. Quelle che hanno 8 quadretti, ma grandi quando amplificatori Marshall. La cioccolata in questione era extrafondente e la sua confezione, o meglio, le scritte sulla sua confezione mi hanno fatto sorgere dei dubbi.
Al centro della confezione c’è scritto a caratteri cubitali “CIOCCOLATO EXTRA FONDENTE”, poi sotto la stessa cosa, ma in tedesco, “Reine Bitterschokolade”, ed in sloveno “Čokolada”.
Come avrete notato la definizione in tedesco è la traduzione esatta di quella in italiano, ma quella in sloveno sembra un po’ meno dettagliata. Ed è qui che mi è sorto il dubbio: in sloveno nella parola “Čokolada” è sottinteso anche il termine “extra fondente” – e quindi sono gli altri tipi di cioccolata a venire specificati con un’aggiunta a quel termine – oppure la ditta che ha prodotto quella cioccolata (ditta italiana) è talmente razzista da ritenere gli sloveni un popolo così inferiore da non sentirsi in dovere di informarli che quel cioccolato è extrafondente?
Dopo aver esposto questo mio dilemma ai miei commensali un amico, mio ospite, ha fatto questa osservazione: il problema di farsi certe domande, per quanto siano sensate (“intelligentissime”, ha detto lui), è che tu perdi tempo nel cercare una risposta, mentre gli altri, nella loro beata ignoranza, vivono la loro vita.

E qui mi è venuto in mente quel racconto di Voltaire che vado a copiarvi; l’ho preso pari pari da internet, quindi ci sono un po’ di capoversi che, di fatto, non so se ci sono anche nell’originale, ma importante è che si capisca... il fatto che vada spesso a capo è indifferente!

Voltaire, “Storia di un buon bramino”
Viaggiando incontrai un vecchio bramino, un uomo molto saggio e sapientissimo.
Vicino alla sua bella casa, circondata da un giardino incantevole, abitava una vecchia indiana, bigotta e piuttosto povera.
Un giorno il bramino mi disse: - Vorrei non essere mai nato.
Gli chiesi il perché.
Mi rispose: - Da quarant’ anni studio e sono quarant’anni perduti: insegno agli altri e ignoro tutto: questo fatto mi umilia tanto che la mia vita è diventata insopportabile. Sono nato, vivo nel tempo e non so che cosa sia il tempo; mi trovo in un punto fra due eternità, come dicono i nostri saggi, e non ho nessuna idea dell’eternità. Sono fatto di materia; penso, e non ho mai capito da che cosa nasca il pensiero. Non so perché esisto. Eppure ogni giorno mi fanno delle domande proprio su questi argomenti; bisogna rispondere; nulla di buono ho da dire e parlo molto, e resto confuso e vergognoso di me, dopo che ho parlato. “Ah, reverendo padre, così mi si dice,spiegateci perché il male inonda la terra tutta!” Io ho gli stessi dubbi di quelli che mi interrogano e talvolta rispondo loro che nel mondo tutto va per il meglio, ma quelli che sono stati rovinati e mutilati in guerra non ci credono affatto, ed io lo stesso. Arrivo quasi a disperarmi quando penso che dopo tutte le mie ricerche non so da dove vengo, quel che sono, né dove andrò dopo la morte, né quel che diventerò.
Lo stesso giorno vidi la vecchia che abitava vicino a lui e le chiesi se mai si fosse angustiata per non sapere come era fatta la sua anima.
Neppure capì la questione: in tutta la sua vita non aveva mai riflettuto su uno dei problemi che rendevano infelice il bramino; credeva con tutto il cuore in tutto ciò che le avevano insegnato e rispettava le tradizioni religiose: credeva nelle metamorfosi di Visnù e purché avesse ogni tanto dell’ acqua del Gange per purificarsi, si riteneva la donna più beata del mondo.
Colpito dalla felicità di quella povera creatura, tornai dal mio bramino filosofo dicendogli: Non vi vergognate a sentirvi infelice quando vicino alla vostra porta avete un vecchio automa che non pensa a nulla e vive contento?
Avete ragione - mi rispose. - Cento volte mi son detto che sarei felice, se fossi sciocco come la mia vicina, eppure non vorrei una tale contentezza.
Questa risposta del bramino mi fece più impressione di tutto il resto; esaminai me stesso e vidi che veramente anch’io non avrei voluto essere contento a patto d’essere imbecille.
Proposi la faccenda ad alcuni filosofi e furono d’accordo con me.
Eppure dicevo c’è una grande contraddizione nel nostro modo di pensare. Perché, in fondo, qual è il nostro problema? Quello di essere felici. Che importa essere intelligenti o essere sciocchi? Chi è contento di essere com’è, è ben sicuro di essere contento; chi ragiona, non è altrettanto certo di ragionare bene.
Dunque è chiaro dicevo che bisognerebbe scegliere di non avere intelligenza, per poco che l’ intelligenza contribuisca al nostro malessere.
Tutti furono del mio parere, eppure non trovai nessuno che volesse accettare il patto di diventare imbecille per diventare contento. Da ciò conclusi che se noi apprezziamo la felicità, apprezziamo ancor di più la ragione.

E per citare qualcosa di molto precedente a questa storia, possiamo trovare nella Bibbia il sunto di tutto questo: il re Salomone nel primo capitolo del libro dell’Ecclesiaste, al versetto 18 dice: “Infatti, dov'è molta saggezza c'è molto affanno, e chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore.”

So che Voltaire e la Bibbia non c’entrano nulla col discorso della cioccolata extrafondente… ma, d'altronde, quante volte capita di partire da un tema e finire a parlare di altro!?

mercoledì 2 settembre 2009

Mi sono riletto alcuni dei post già pubblicati e ce ne sono alcuni che sono proprio delle pagine di diario. Quindi mi sono detto: perché non scrivere un aggiornamento su quest’ultimo periodo della mia vita? Lo leggeranno in pochi, ma avevo voglia di scrivere. Ed ora che sto scrivendo qualcosa con l’unico scopo di pubblicarlo su questo blog ho anche trovato un argomento che è sicuramente più interessante della mia vita.
Avete fatto caso che da un po’ di tempo noi giovani abbiamo la tendenza a “condividere” i fatti nostri ovunque?
Questo blog ne è un esempio (anche se pubblico per lo più cose che non mi riguardano in prima persona). Ma l’esempio più brillante, ultimamente, non può che essere… esatto! Proprio lui! Il nostro amato, adorato, venerato Facebook (o “Faccialibro” per i no-global, o “fb” per i più svogliati)!!! Facebook: la festa, la sagra, il festival della condivisione! Che poi parlo io… io che l’avevo tolto e che l’ho rimesso! Ma lasciamo perdere me…
Spiegatemi la vera utilità di Facebook. O meglio, spiegatemi in che modo Faceboo può essere utile usato nel seguente modo: postando 12.000 foto per ogni evento della nostra esistenza; iscrivendosi a gruppi inutili (es. “per tutti quelli che almeno una volta nella vita… sono andati al bagno! XD”) etc.etc.etc.
Per quando mi riguarda (ma sì… riparliamo di me!) sto cercando di utilizzarlo in modo, per quanto possibile, in modo più intelligente.
Ed ora non so come concludere questo discorso. E lo pubblico così… toh!
Saluti.

giovedì 27 agosto 2009

Art Session: Egon Schiele


“Alcuni dipinti di Schiele hanno lasciato intendere che egli poteva portare alla luce l’intimo dell’uomo ed ecco che la vista di ciò che è accuratamente nascosto faceva orrore, perché è fetido e rognoso e colpito da un divorante disfacimento. Egon Schiele ha osservato i volti e li ha dipinti, volti che ammuffiscono pallidi e sorridono afflitti, e che assomigliano ad espressioni di vampiri a cui manca il cruento nutrimento; volti di invasati le cui anime sono purulente e che lasciano coagulare i loro dolori indicibili in rigidità da maschera. Ed ancora volti che offrono una raffinata sintesi visiva della vita interiore umana in tutte la più sfumate manifestazioni visibili dell’almanaccare, del meditare, del riflettere, del sognare e dell’essere appassionato, del male e del bene, dell’intimo, del caldo e del freddo. Egli ha visto occhi glaciali nei volti umani e li ha dipinti, rilucenti nei pallidi colori della putrefazione; ha percepito la morte sotto la pelle. Con grande stupore ha osservato mani intirizzite e deformate ed impacciate, con la pelle rugosa e le unghie gialle. […] Non lo si comprende, se si ritiene che abbia dipinto tutto questo per una perversa predilezione.”
[Arthur Roessler]



mercoledì 26 agosto 2009

La Melevisione non è più quella di una volta!

domenica 9 agosto 2009

Gigiballa

C’era a Livorno il “parterre” (così veniva chiamato), un giardino zoologico che fortunatamente oggi è rimasto solo giardino. Gli animali sono stati trasferiti agli inizi degli anni ’90.
Tra questi animali ce n’era uno in particolare, un orso bruno che veniva chiamato da tutti i livornesi Gigiballa. Questo nome derivava dal fatto che quest’orso ballasse veramente. Era l’attrazione dello zoo. I genitori portavano i figli a vedere lo “spettacolo” di questo animale e tutti ne ridevano.
La verità però era che l’orso “ballava” perché aveva male ad un dente. E, ballando, emetteva un urlo quasi angosciante, come richiesta d’aiuto.
Quest’orso è morto, all’età di 33 anni (età considerevole per un orso), nell’estate del 2007 nella riserva naturale dell’Orecchiella, in provincia di Lucca, dove era stato trasferito nel ’92.
Non voglio aggiungere alcun giudizio personale sulle persone che sapevano del malessere dell’orso ma non presero provvedimenti perché rimanesse un attrazione. Come disse qualcuno, “ai posteri l’ardua sentenza”.
Vi lascio però con la canzone che ha portato alla luce questa storia.


Bobo Rondelli
“Gigiballa”

La mia mamma mi portava a vedere Gigiballa,
era un orso che ballava perché un dente gli doleva.
E balla ancora Gigiballa!

E la gente accorreva per vedere Gigiballa.
E la gente applaudiva, e nessuno provvedeva.
E balla ancora Gigiballa!

News dal mondo #1

George Vera.
Probabilmente questo nome non vi dirà nulla. Neanche io lo avevo mai sentito fino a 2 minuti fa, quando ho letto che questo ragazzo di 25 anni e di 227 chilogrammi, detenuto in una prigione texana, teneva una pistola nascosta tra le sue maniglie dell’amore. Andava in giro per il carcere gasandosi con gli altri detenuti di poter sparare in qualunque momento.
Ha fatto l’errore di confessare il suo segreto ad un secondino ed ora, oltre all’accusa di vendita di cd falsi, s’è beccato un’accusa per detenzione illegale di arma da fuoco.
Non lo dico sarcasticamente, lo penso seriamente: un vero genio!

venerdì 31 luglio 2009

Art Session: Josh Keyes

Sezioni di un mondo immaginario, dove l'uomo sembra essersi estinto e la flora e la fauna si uniscono in un connubio perfetto. Se è troppo difficile da immaginare, date un'occhiata!
Josh Keyes