sabato 30 luglio 2011

Paginette mie evviva evviva!

Ho iniziato ad espandermi sempre di più sul WWW per mostrare al mondo le mie produzioni grafiche, fotografiche, musicali ed audiovisive! Quindi ecco un elenco di posti virtuali dove potete trovarmi, con più pseudonimi... ma sempre me:

FACEBOOK

FLICKR

YOUTUBE

SOUNDCLOUD

VIMEO

MYSPACE

Ora metto a riposare il mio ego. Ciao.

mercoledì 22 giugno 2011

È vero che ho sempre cercato di usare questo blog per parlare un po’ di tutto, e non solo di me… ma è anche vero che il blog è comunque mio, quindi perché non parlare anche di me?! Ma soprattutto, perché ho sempre questa mania di fare discorsi composti da frasi che poi si annullano e che quindi alla fine sarebbe stato lo stesso non farli?
Ecco di seguito la mia ultima creatura nel campo del “videomaking” (pfui!).
Salut.

domenica 22 maggio 2011

Sentimenti e calcoli.

Amo l'amore
+ x + = +

Odio l'odio
- x - = +

Amo l'odio
+ x - = -

Odio l'amore
- x + = -

[foto di Stanley Kubrick]

mercoledì 18 maggio 2011

Il mondo è grande. Enorme.
E noi stiamo facendo tutto quanto in nostro potere per renderlo il più piccolo possibile.
Che sia il nostro scopo la distruzione? Che sia la nostra vera vocazione?
Che Dio ci perdoni.

giovedì 12 maggio 2011

mercoledì 13 aprile 2011

"Questi suonodipendenti. Questi silenziofobi."

Attraverso i muri arriva il boato attutito della conversazione, poi un coro di risate. Poi un altro boato. La maggior parte delle risate preregistrate che si sentono in TV risalgono all'inizio degli anni Cinquanta. Oggi buona parte della gente che sentite ridere è morta.
Dal soffitto cala il tump tump tump di una batteria. Il ritmo cambia. A volte i colpi sono più vicini, accelerano, oppure si dilatano, rallentano. Fermarsi, non si fermano mai.
Dal pavimento sale la voce di qualcuno che abbaia le parole di una canzone. Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorizzata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suonodipendenti. Questi silenziofobi.
Risate di gente morta che filtrano da tutte le pareti.
Oggigiorno, ecco cosa ti spacciano come casa dolce casa.
Questo assedio di rumore.
[…]
A casa, dal soffitto scendono i colpi di una musica veloce. Voci terrorizzate attraversano le pareti. I casi sono due: o un'antica mummia egizia ha ripreso vita per una qualche maledizione e sta facendo fuori quelli della porta accanto, oppure stanno guardando un film.
Sotto il pavimento gente che grida, un cane che abbaia, porte che sbattono, l'attacco di una canzone: «1,2,3...».
[…]
Ecco cosa ti spacciano per civiltà.
Gente che non butterebbe una sola cartaccia dal finestrino della macchina e poi ti passa accanto con l'autoradio a palla. Gente che al ristorante non si sognerebbe mai di appestarti col fumo del suo sigaro e poi sbraita nel cellulare. Che grida anche quando la distanza che la separa dall'interlocutore è quella di un piatto da portata.
Questa gente che non si sognerebbe mai di usare pesticidi o insetticidi e poi infesta il quartiere con lo stereo sparando dischi di cornamuse scozzesi. Di lirica cinese. Di musica country e western.
Fuori, un uccellino che canta ci sta bene. Patsy Kline no.
Fuori c'è già il frastuono del traffico, che basta e avanza. Aggiungerci il concerto per piano in mi minore di Chopin non migliora la situazione.
Tu accendi la musica per coprire il rumore. Altri alzano la loro musica per coprire la tua. Allora tu alzi la tua ancor di più. Tutti quanti si comprano uno stereo più potente. È la corsa agli armamenti del suono. E non è con le frequenze alte che vinci.
Non conta la qualità. Conta il volume.
Non conta la musica. Conta vincere.
Per sbaragliare i concorrenti ti ci vogliono i bassi. Le finestre devono tremare. Nascondi la linea melodica con l'equalizzatore e ti metti a sbraitare le parole della canzone. Ci infili dentro delle volgarità e sottolinei bene ogni singola parolaccia.
E così vinci. Perché alla fin fine è una faccenda di potere.
[…]
Questi musicodipendenti. Questi quietofobi.
Nessuno è disposto ad ammettere che abbiamo sviluppato una dipendenza dalla musica. Impossibile. Nessuno sviluppa una dipendenza dalla musica e dalla tv e dalla radio. È solo che ne vogliamo sempre un po' di più. Più canali, uno schermo più grande, il volume più alto. Non possiamo farne a meno, ma per carità: dipendente io?
Potremmo smettere in qualunque momento.
[…]
Questi svagodipendenti. Questi concentrazionofobi.
Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.
Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito.
Fa in modo che la tua immaginazione avvizzisca. Finché non diventa utile quanto la tua appendice. Fa in modo di colmare la tua attenzione sempre e comunque.
Questo significa lasciarsi imboccare, ed è peggio che lasciarsi spiare. Nessuno deve più preoccuparsi di sapere che cosa gli passa per la testa, visto che a riempirtela in continuazione ci pensa già il mondo. Se tutti quanti ci ritroviamo con l'immaginazione atrofizzata, nessuno costituirà mai una minaccia per il mondo.
[…]
Oggigiorno, nessuno è più padrone della sua mente. Non puoi concentrarti. Non puoi pensare. C'è sempre qualche rumore che si intromette. Cantanti che strillano. Gente morta che ride. Attori che piangono. Emozioni in piccole dosi.
C'è sempre qualcuno che infesta l'aria col suo stato d'animo.
Con l'autoradio che impone il suo dolore, la sua gioia, la sua rabbia a tutto il quartiere.
[…]
Comunque sia, non è una novità.
Gli esperti che studiano l'antica Grecia dicono che all'epoca la gente non si considerava padrona dei propri pensieri. Quando gli antichi greci formulavano un pensiero, era perché una divinità aveva deciso di dargli un ordine. Apollo gli diceva di essere coraggiosi. Atena di innamorarsi.
Oggi la gente vede la pubblicità delle patatine al formaggio e si fionda fuori a comprarle, però lo chiama libero arbitrio.
Almeno gli antichi greci erano più onesti.

[estratto da Ninna Nanna, Chuck Palahniuk 2002]

Citazioni #3: Bruno Munari

Bruno Munari (1907 - 1998) è stato uno dei maggiori esponenti dell'arte, del design e della grafica del XX secolo. Particolarmente legato alla figura della creatività e del gioco.







 Un uomo che vive di ricordi, diventa vecchio. Uno che vive di progetti resta giovane.

C'è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.

Nelle pitture di Caravaggio ci sono effetti di luce. L'interruttore non so dov'è.

Se volete poi sapere qualcosa di più sulla bellezza, che cos'è esattamente, consultate una storia dell'arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri (o apolli) messi assieme e confrontati, fuori dalle loro epoche, sono una famiglia di mostri. Non è bello quello che è bello, disse il rospo alla rospa, ma è bello quello che piace.

ALBERO
l'esplosione lentissima
di un seme.

domenica 3 aprile 2011

Brevissimo resoconto berlinese

L’ennesimo post riempitivo; stavolta il soggetto è la mia permanenza marzolina in quel di Berlino.
Volare non mi piace. Non è tanto la paura di cadere, ma proprio il senso di sospensione. Più mi persuado di essere un sognatore, più mi rendo conto di quanto i miei piedi siano troppo soggetti alla forza di gravità. Comunque sia, due ore di volo non sono poi così dilanianti.
Berlino è silenziosa, come cantavano gli Amari, svariati anni fa. Effettivamente la definizione non si distacca poi molto dalla realtà dei fatti. La tipica e caratterizzante architettura moderna berlinese – squadrata e imponente – ricorda molto la grafica del Bauhaus (nato a Berlino, non a caso); l’importanza dei pieni e dei vuoti è fondamentale. È proprio questo alternarsi di spazi materialmente ingombranti e grandi aree semi-vuote a dare quest’idea di silenzio. Ci sono momenti in cui, a livello sensoriale, sembra di stare in un’enorme stanza insonorizzata.
L’olfatto invece è rapito da tutt’altro. Ogni stazione ha il suo odore, che solitamente non è un solo odore, ma il più delle volte un mix di prodotti culinari di culture e paesi differenti. Fuori dalle stazioni, nelle piazze, per le strade, l’odore che si respira è come qualcosa di nuovo e non ben definito.
A livello meramente turistico è una gran bella città. Alternata fra antico e moderno, vecchio e nuovo, sfarzoso e povero. Cose interessanti da vedere ce ne sono parecchie, su tutte: la East Side Gallery, ovvero la celebre parte di muro rimasta in piedi e “affrescata” da artisti di tutto il mondo; la famosa Porta di Brandeburgo; le piazze come Alexanderplatx o Potsdamer Platz; il quartiere di Kreuzberg etc. Vasta è anche la disponibilità di musei che però richiedono una fetta di tempo in più, fetta di tempo che io non ho avuto e che spero di prendermi fra qualche tempo per approfondire anche la parte artistica della capitale tedesca. C’avevo provato col Bauhaus, ma ho trovato chiuso… sigh!
Come ricordo mi son portato a casa una Lomo Fisheye, che non si può certo definire un souvenir berlinese, ma è comunque un oggettino valido!
E come diceva qualcuno, non posso che aggiungere: Alexanderplatz Auf Wiedersehen!

lunedì 7 marzo 2011

Meganoidi

Perché fare un post sui Meganoidi? Perché mi piacciono e trovo che siano una delle proposte più interessanti in Italia, almeno per quelli a cui piace il genere.
Dei Meganoidi non si può dire certo che siano un gruppo che fa “sempre la stessa roba”, ma sono un lampante esempio di come una band possa evolversi, mutare.

BIOGRAFIA:

La storia del gruppo inizia a Genova, nel 1997; al completo della formazione sono sette elementi, contando fiati e percussioni. Appoggiati da alcuni centri sociali genovesi si fanno conoscere con una frequente attività live. All’inizio del 2000 nasce il progetto Green Fog: studio di registrazione e casa discografica interamente gestita dalla band, da dove verranno sfornati quasi tutti i loro album.
Ascoltando la loro discografia in ordine cronologico è palese come ci sia stato un cambiamento radicale nel tipo di genere e quindi, in tutto ciò che ne consegue (suoni, testi, approccio). Dagli esordi ska-punk ad un progressive rock cupo e profondo, la musica dei Meganoidi si evoluta lentamente, seguendo un filo conduttore ben preciso.
Dopo varie modifiche alla formazione, attualmente la band conta sei elementi (più un chitarrista che però non segue il gruppo sul palco).

DISCOGRAFIA:

Supereroi vs. Municipale - EP (1998)

La prima demo del gruppo; 5 brani che gettano le basi per quello che è il loro genere ed i temi che sono interessati a trattare. Fortissima la componente ska e altrettante rilevante il contenuto profondamente anti-sociale delle parole (difatti l’EP contiene un brano dal titolo Antisocial Ska). Il disco contiene inoltre Supereroi e Meganoidi, brani che verranno inseriti anche nel primo album e che renderanno la band famosa in tutta Italia.

1. Supereroi
2. Il nostro banchetto
3. Meganoidi
4. Antisocial ska
5. Zero

Into the Darkness, Into the Moda (2000)

Il primo album del gruppo genovese, sonorità un po’ più punk-rock, ma con una predominante sempre ska. Concettualmente quest’album non si distacca più di tanto dall’EP che lo precede, ma trova qualche spazio anche per altri temi. Dall’album sono stati tratti anche dei videoclip che hanno dato alla band una discreta popolarità.

1. Intro
2. Into the Darkness
3. New Enemy
4. Do You Believe
5. King of Ska?
6. Wasteland
7. Meganoidi
8. Nazigoliarda
9. Love Song
10. Springtime
11. One Man Band
12. The Main Line
13. Supereroi

Outside the Loop, Stupendo Sensation (2003)

Quest’album esce dopo il G8, tenutosi a Genova nel 2001. I fatti accaduti durante l’evento hanno sicuramente influenzato il gruppo. Difatti le sonorità di quest’album, pur mantenendo una forte componenente ska, risultano meno allegre e meno “leggere”, si fa spazio un suono più riflessivo, anche arrabbiato, a volte; le chitarre si fanno più distorte, la voce si fa più cattiva e con essa i testi, che diventano un po’ più profondi e, alle volte, introspettivi. Massima espressione di questa “cattiveria” è sicuramente M.R.S., il brano più spinto dell’album. Mentre la canzone più famosa, anche per chi il gruppo non l’ha mai seguto, è sicuramente Zeta Reticoli, il cui videoclip e stato passato fino allo sfinimento sui canali musicali più grossi. È il primo disco che la band produce e distribuisce dalla Green Fog Records.

1. The Beginning
2. Inside the Loop
3. For Those Who Lie Awake (Let's Go)
4. The Penguin Against Putrid Powell
5. Mr. Sullivan
6. It's Just Like
7. Seven Years Ago
8. La fine
9. 1999
10. Another Day
11. M.R.S
12. Zeta Reticoli

And Then We Met Impero - EP (2005)

Questo EP, contenente 5 brani (intitolati con le singole parole che formano il titolo del disco), è quello che segna la svolta musicale dei Meganoidi. Basta con lo ska, basta con i toni allegri; qui si va su un progressive cupo e riflessivo. All’interno della band rimangono i fiati, ma non suonano più in levare con note alte e brevi; la tromba fa suoni lunghi e gravi, quasi delle urla di dolore. Questo disco è il perfetto anello di congiunzione tra i due album nei quali è inserito.

1. And
2. The
3. We
4. Met
5. Impero

Granvanoeli (2006)

Se non ci fosse stato scritto sulla copertina, difficilmente si sarebbe potuto pensare che questo disco fosse dei Meganoidi. Anticipato dall’EP And Then We Met Impero, questo disco non ha più nulla dei Supereroi del ’98. Il suono è duro, cupo, profondo, sofferente. Il genere è il progressive rock, ma ci si possono sentire delle punte di post-rock. I testi non sono diversi dalla musica, in questo disco si parla di fiumi neri, di inverno, di pozzi di petrolio. Questo cambio netto di genere è dovuto, oltre che ad una presunta evoluzione dei membri della band, da un’influenza delle varie band che frequentano i Green Fog Studios.

1. At Dusk
2. The Millstone
3. Dai pozzi
4. Anche senza bere
5. 02:16
6. Quest'inverno
7. Ten Black Rivers
8. Nine Times Out of Ten
9. Un approdo
10. Granvanoeli

Al Posto del Fuoco (2009)

Con questo disco i Meganoidi sembrano aver ritrovato un po’ di serenità. C’è sempre della cupezza nei suoni, sono profonde le atmosfere, ma sembra che il dolore dell’album precedente sia un po’ svanito; una traccia come Mia ne è l’esempio lampante. A livello di testi la band ha forse raggiunto una sorta di completezza espressiva, grazie ad una forte carica ermetica, capace però di evocare immagini ben precise nella mente dell’ascoltatore. Che sia questo disco l’apice dell’evoluzione del gruppo genovese? 

1. Altrove
2. Aneta
3. Dighe
4. Dune
5. Scusami Las Vegas
6. Ima-Go-Go
7. Mia
8. Solo Alla Fine
9. Your Desire
10. Stormo
11. Al Posto Del Fuoco


Sito ufficiale: http://www.meganoidi.com/

lunedì 27 dicembre 2010

Storie brevi #2: Assolo

Lo ritengo impossibile, ma se qualcuno volesse riportare una parte o la totalità di questo racconto, può farlo liberamente. Gradirei però essere avvertito e citato come autore.
Così come qualora qualcuno, leggendo quanto segue, si senta frodato di un'opera da esso prodotta (opera della quale io non sono a conoscenza, giuro!), è autorizzato a farmelo presente.


Assolo

   Ci fu uno sguardo d’intesa tra me e il contrabbassista che stava suonando sul palco. Entrambi, non so come, sapevamo che di lì a poco sarebbe morto qualcuno – o meglio, non so come facesse a saperlo lui. Io lo sapevo per certo, ma lui… Fatto sta che ce lo dicemmo, guardandoci.
   Stavo seduto al bancone, chiedendomi a chi sarebbe toccato? A quel giovane ragazzo, assorto nella musica, seduto ad un tavolino al centro della sala? Probabilmente non se ne sarebbe nemmeno accorto, non avrebbe udito il colpo né si sarebbe reso conto che un proiettile gli stava perforando un punto vitale del corpo. Sarebbe toccato alla bionda che fumava vicino alla finestra? Era così maledettamente bella che veniva voglia di scegliere lei solo per finire di fumare quella sua sigaretta. Sarebbe toccato al barista del locale? Oppure al trombettista, magari proprio durante il suo assolo?
   Era un locale piuttosto carino, infondo. Servivano del buon vino, e dello scotch ottimo; quasi tutte le sere c’era musica dal vivo, prevalentemente jazz. C’era anche una libreria con una collezione di libri piuttosto fornita, a disposizione della clientela. Era tra il vecchio cinema abbandonato e la chiesa di S. Qualcuno; una zona poco frequentata, benché vicina al centro della città. Il posto perfetto, l’atmosfera perfetta. Mentre scrutavo la sala, il mio sguardo tornò a posarsi sui musicisti: il contrabbassista ora aveva gli occhi chiusi, era evidente che ciò che stava osservando era la musica. Sembrava intento ad afferrare le note che avrebbe dovuto suonare. Dopo poco riaprì gli occhi e ricambiò lo sguardo nei miei confronti; ma qualcosa nelle sue pupille era cambiato. Suonò un paio di note così soavemente seducenti che tutta la sala cadde come in un beato coma. A quel punto, mentre il trombettista, smarrito completamente nel suo ottone, iniziò il suo assolo, entrambi estraemmo l’arma e ce la puntammo addosso. Avevamo scelto.
   Sembrava che, a parte la musica, tutto si fosse immobilizzato, come estasiato. Nessuno si accorse di nulla, neanche che non c’era più il pulsare del contrabbasso a fare da sottofondo a quel suono così passionale. Sembravamo gli unici ad essere freddamente lucidi in tutto il locale. Forse solo la bionda, dal fondo della sala, nella luce soffusa del posto, dovrà aver notato il luccicante riflesso delle nostre pistole, ma non deve aver dato peso alla cosa.
   Entrambi sapevamo che l’assolo stava per finire – conoscevo anche io quella canzone – e che avremmo dovuto prendere una decisione. Se avesse sparato prima lui, il barista avrebbe avuto un morto sul bancone, ma la musica non si sarebbe fermata; se avessi sparato prima io, avrei ucciso un musicista durante un concerto, interrompendo un’atmosfera pressoché perfetta… ammesso che qualcuno se ne sarebbe accorto prima della fine della canzone. Inoltre, uccidere un musicista durante un concerto mi sembrò alquanto vile. Con la stessa velocità con cui avevo estratto la pistola, la rimisi nella tasca interna dell’impermeabile e sorseggiai dal mio calice. Se avesse sparato, me ne sarei andato col sapore di vino in bocca, almeno.
   Erano le ultime note dell’assolo, aveva due possibilità: sparare o rinfoderare. Non avrebbe avuto il tempo di farle tutte e due le cose prima di rimettersi a suonare. Decise che non voleva dare del lavoro in più al barista, e scelse di rimettere dentro l’arma.
   Con la fine dell’assolo anche i clienti del locale si ripresero dal loro sonno estatico: sembrava di essere in una grande camerata dove fosse appena suonata la sveglia e tutti si fossero alzati, smarriti per essersi svegliati coi vestiti addosso e senza ricordare come e quando fossero capitati lì. Io e lui non ci guardammo più, ma prima di uscire dal locale lasciai una bevuta pagata per il contrabbassista. «Siete amici?», mi chiese il barista, «No, è solo che è un bravissimo musicista.»

domenica 21 novembre 2010

La pirateria uccide la musica, ma anche no.

Chattando con un amirko, stasera, è venuto fuori un discorso che mi ha dato lo spunto per la seguente riflessione.
Si dice spesso che la pirateria musicale è dannosa per gli artisti, per il mercato della musica e per l’arte in generale. Quella dell’arte è chiaramente una trovata che ha il mero fine di dissuadere chi scarica musica (o film, ma per il cinema il discorso che segue sostanzialmente non è valido).
Per quanto riguarda il fatto che la pirateria musicale dovrebbe andare a discapito degli artisti, io ho fatto una semplice e banale considerazione. Banale nel senso che non ho certo l’esclusiva su questa analisi.
Premettendo che non so quanto sia il guadagno effettivo di un artista, o gruppo che sia, sulla vendita dei cd; per quanto ne so, la maggiore fonte di guadagno per un musicista è l’esibizione live, ed è qui che parte il mio ragionamento.
Poniamo il caso: sono un metallaro dall’animo gentile; girovagando su internet vengo a conoscenza dei Devastatori dell’Arcobaleno, gruppo metal-pop, più o meno conosciuto, formatosi a Sondrio; ascolto qualcosa e mi piace; mi scarico i loro album; li passo ad un paio di amici metallari come me ma, come me, dal cuore tenero, ai quali suppongo possano piacere; i Devastatori piacciono anche a questi ultimi che, a loro volta, li fanno conoscere ad altri due amici. In pratica, partendo da me, ci sono 5 persone che usufruiscono dell’opera del gruppo, senza però avergli dato un centesimo a questi poveri lavoratori che con le loro chitarre distorte ed i loro capelli lunghi decantano le opere di Guerrieri Oscuri che cavalcano pony rosa. Capita che i Devastatori fanno un concerto dalle mie parti chiedendo 5 € per il biglietto. Io, tutto gasato, dopo aver tirato fuori il giacchetto di pelle borchiato, con la toppa di Hello Kitty, chiamo i miei quattro metallari amici, facciamo una macchinata e andiamo a vedere i nostri paladini, regalando loro 25 € puliti puliti, più eventuale merchandise.
Poniamo un altro esempio: per caso, girando per un negozio di musica, noto Morte, distruzione e manciate di margheritine, ultima opera discografica dei Devastatori dell’Arcobaleno, gruppo che non ho mai sentito in vita mia; non esiste il p2p e viviamo in un mondo in cui i dischi non si possono masterizzare; la suddetta opera costa 20 €; col cavolo che spendo un ventone per un cd di un gruppo che non conosco!; se devo spendere soldi in album me ne compro uno ogni tanto, col rischio che poi, di fatto, non sia neanche un bell’album. I Devastatori passano dalle mie parti, ma io, non conosco niente di loro, magari mi fanno schifo, e quindi i 5 € del biglietto me li tengo per bermi una birra media al pub, coi miei compagni di metallo.
È facile notare come la differenza tra i due casi sia sostanziale e forse, effettivamente, piuttosto drastica, ma questo è tutto un discorso generale per rendere un po’ l’idea e affermare che, pur non comprando i dischi, ma scaricando musica dalla rete, si innescano dei meccanismi che comunque sia un guadagno agli artisti lo portano. Ovviamente c’è caso e caso, non è una regola applicabile sempre e comunque. Inoltre c’è da considera che, prendendo per esatto questo ragionamento, solitamente, la reperibilità dell’opera di un artista sulla rete è direttamente proporzionale alla sua fama e quindi, al suo guadagno effettivo. Mi spiego?

P.S. No, non sono un metallaro.

martedì 16 novembre 2010

"E tutti sorrisero. Poichè una piccola debolezza di quel paese era l'ossequio ai potenti, fossero essi collaudati benefattori statali o grandi famiglie mafiose. E dopo ogni cratere di bomba e spasmo di indignazione si scatenava l'asta per i diritti cinematografici, dopo ogni grido d'orrore la corsa per intervistare lo scannatore, e dopo l'abbraccio ai parenti il pensiero più o meno espresso che la vittima se l'era un po' cercata. E si correva a lavorare per il noto chiaccherato, per il riciclatore, per l'implicato, per l'amico di, per il mafioso sì, ma tanto popolare."
[da "La compagnia dei Celestini", Stefano Benni]

giovedì 11 novembre 2010

Infografiche come se piovesse!

Cosa sono le infografiche? Informazioni tradotte in grafiche. Niente di più semplice.
Capita tante volte di capire meglio una serie più o meno lunga di dati e informazioni se questi vengono schematizzati con l’aiuto di elementi grafici. Si va dal più banale grafico a torta a vere e proprie grafiche complesse. Alle volte così tanto complesse ed intricate da rendere più difficile la lettura!
Oggi poi, con il dominio che internet ha sull’umana gente, è ovvio che vengono fuori infografiche assolutamente inutili, o comunque atte a trasmettere informazioni desuete; ad esempio una graficizzazione dei livelli della trama di Inception, di Christopher Nolan.
Qui di seguito, alcuni esempi tra i mille mila che si trovano cercando “infographic” su Google!
 (clic per ingrandire)






Cinepanettowned

Quando la coppia Boldi / De Sica si sciolse pensai che finalmente non avremmo mai più visto trailer con le stesse battute, le stesse scene, le stesse mosse, le stesse facce e le stesse canzoni del momento che vedevamo da 15 anni. Mi fermo ai trailer perché grazie al cielo mai sono andato a sedermi in una sala dove proiettassero un loro film. Solo una volta, per democratica votazione, dovetti assistere ad una visione, a casa di amici. Credo fosse Natale sul Nilo.
Vabè, dicevo, le speranze che questo supplizio fosse giunto al termine erano tante… ma tante! E invece no! NO!!! I due non si sono rinchiusi in una stanza, guardandosi allo specchio, frustandosi da soli rimpiangendo il modo in cui hanno sprecato le loro carriere… no!
Dal Natale 2006, non abbiamo più un film di Boldi e De Sica, ma un film di Boldi ed uno di De Sica!
Cadendo sul banale si può dire che tutto questo rispecchia la nostra società. L’italiano medio non ha lo sbattimento di guardarsi non dico i film intellettuali, ma almeno i film intelligenti… no! L’italiano medio vuole la commediola leggera: un paio di battute a sfondo sessuale, quelle due o tre gag che erano vecchie persino per i Lumière, qualche donnina nuda posizionata a tot minuti una dall’altra e via che la serata cinema è ben giocata. Quindi il nostro governo quando deve finanziare la cultura, quando dovrà scucire i soldi per il cinema, a chi darà la grana? All’ultimo film sulla condizione dell’uomo nell’alienante società moderna, oppure al cosiddetto “cinepanettone” che farà fare un sacco di soldi al botteghino? Va da sé… È un circolo vizioso praticamente…
Stando a questo discorso si può dedurre che alla fine la colpa non è solo ed esclusivamente di registi ed attori che stanno dietro a queste bestemmie cinematografiche, ma la colpa è di chi va a vederle! Ci sono due modi di fare arte (nel più ampio senso del termine): uno è quello di esprimere, comunicare, sbattere una realtà in faccia al pubblico e aiutarlo a fargli comprendere una cosa; l’altro metodo è quello adottato dai signori di cui sopra, ovvero dare al pubblico quello che vuole! Se nel 2015 le statistiche dimostreranno che il pubblico vuole vedere i film dove si mangia il catrame in salsa di soia, Massimo Boldi e Belen Rodriguez (ormai gemella siamese di De Sica) passeranno un simpatico Natale alla ricerca di catrame e salsa di soia!
Mi dilungo su questo argomento e dico anche inutilità per il semplice fatto che la cosa mi irrita quasi di più delle uscite dell’attuale premier.
Sarei curioso, in un futuro, di vedere titoli come Natale in Nigeria, Natale nei meandri della dittatura cinese… 

domenica 7 novembre 2010

I plurali del pomodoro

No, non è il titolo di un film surrealista degli anni '80 di produzione tedesca.
Semplicemente il pomodoro, ha ben tre plurali: pomodori, pomidori, pomidoro.
Era indispensabile? Absolutely not.

martedì 2 novembre 2010

[pensieri sparsi] Aroma di altruismo

Avete presente i deodoranti da cesso? Coprire l’odore che non piace a nessuno con aromatiche fragranze di limone, di violetta, di fresca campagna toscana.
Beh, banalmente, vale anche nella vita. Fare delle buone azioni non tanto per altruismo, ma per fare bella figura davanti agli altri. Oppure – nel caso di gente che supera un tot di zeri sulla busta paga ed il cui nome è conosciuto da svariate migliaia di persone – che comunicano fieri di grandi cifre donate in beneficienza.
Veramente ogni volta che facciamo un favore a qualcuno lo facciamo in modo disinteressato? Qual è il vero limite dell’altruismo?
Basti pensare a coloro che occupano un posto in parlamento: (senza scordarci che, da ciò che mi risulta, c’è un legge che esime i politici dal mantenere per forza le promesse fatte in campagna elettorale) i loro gesti, per lo più, non sono fatti per il bene del Paese, ma per ricevere consensi, ergo voti, ergo potere.
Quand’è che un favore, una buona azione, viene fatto per una moralità di base e quando viene fatto per coprire una sporca coscienza con un profumatissimo aroma di limone?

giovedì 28 ottobre 2010

Un eroe dei nostri tempi.

Con la vicenda Scazzi in pieno climax, sembra che la nuova capitale mondiale sia diventata Avetrana, e mentre l’Italietta è incollata al televisore, mentre giornalisti e conduttori abbandonano qualsiasi remora e scrupolo per dare agli avvoltoi quel po’ di carne marcia che basta per tirare avanti, ci si scorda sempre degli altri morti (con tutto il rispetto).

Il 10 novembre 1995, a Port Harcourt, città sul Delta del Niger, veniva impiccato Ken Saro-Wiwa. Come gli altri otto attivisti che videro la morte insisme a lui quel giorno, Saro-Wiwa, politico e scrittore dalla popolarità indiscussa, venne ucciso perché difendeva gli ideali di giustizia e uguaglianza.
Perché lottava contro quelle multinazionali petrolifere (in particolare la Shell) che con le loro attività di estrazione dell'oro nero rovinavano i territori dove risiedeva il piccolo gruppo etnico degli Ogoni, dal quale esso proveniva.
Figura di grande rilievo in tutta la Nigeria, lo scrittore, usò la politica per difendere i deboli. Ma, come è sempre successo, i “buoni” non fanno mai comodo.
Chi predica bene, raramente viene risparmiato, vedi Gandhi, Falcone e Borsellino o, un po’ più indietro, Cristo.
Tra gli scritti di Saro-Wiwa vi è una poesia che ripropongo qui sotto:


La vera prigione
(K. Saro-Wiwa)

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E' questo
E' questo
E' questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.


Nel 2009 è uscito A sangue freddo, secondo album del gruppo rock italiano Il Teatro degli Orrori. La traccia che da il titolo al disco è dedicata proprio al poeta nigeriano. Il testo del brano prende liberamente spunto da questa poesia, aggiungendo elementi inerenti all’uccisione del suo autore.

“Hanno ammazzato Ken Saro-Wiwa… Saro-Wiwa è ancora vivo!”

mercoledì 6 ottobre 2010

Il videoclip di "Fòrmica"

Sono lieto di informarvi che col mio gruppo (che poi vabè... siamo in due!) abbiamo sfornato un video!
La "regia" è curata dal sottoscritto! Enjoy!
Vi ricordo che potete andare sul nostro Myspace a sentire altri pezzi e ad ammirare le nostre gesta cliccando QUI.

sabato 25 settembre 2010

"Della cultura non si dà ricetta: ma, poiché la cultura non è l'erudizione, cultura diviene solo quella che, entrando a far parte della conoscenza, accresce la coscienza." 
[C. Brandi]

mercoledì 22 settembre 2010

Citazioni #2: Woody Allen

Ci sarebbe tanto di cui parlare su un personaggio come Woody Allen.
Le sue frasi – che snocciola nei film, nelle interviste, o qualsiasi altra volta in cui si dia possibilità al suo cervello di esprimersi attraverso la sua bocca – spesso introducono temi assolutamente profondi, per poi risolversi in modo beffardo e dissacrante.
Ce n’è per tutti; dall’amore alla religione, dalla vita alla morte… tutte opinioni condivisibili o meno, ma tutte assolutamente geniali e degne i nota!
P.S. È estremamente pessimista!!!


Il mondo sta rimanendo senza geni... Einstein è morto, Beethoven è diventato sordo... e io incomincio a non sentirmi bene.

È importante l'amore, ma anche il colesterolo

Sono agnostico, ma credo un po' anche all'ateismo.

Il mio dottore dice che facendo le scale a piedi si guadagnano minuti di vita. Rampa dopo rampa ho guadagnato due settimane, durante le quali pioverà sempre...

Sono sfortunatissimo al gioco. Penso di essere l'unico al mondo cui capita una mano al poker con cinque carte e nemmeno due dello stesso seme.

La maturità di una persona non si misura dall'età ma dal modo in cui reagisce svegliandosi in pieno centro in mutande.

La psicanalisi è un mito tenuto vivo dall'industria dei divani.

I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.

Quando ero piccolo i miei genitori mi volevano talmente bene che mi misero nella culla un orsacchiotto. Vivo.

Quand'ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli.

Quando ero piccolo, mia madre mi diceva sempre: "Se uno sconosciuto ti avvicina, ti offre caramelle e ti invita a salire in macchina con lui, vacci!".

Ho una gran voglia di uccidermi, ma ho talmente tanti problemi che non sarebbe una soluzione.

In un momento tutto il film della mia vita mi è ripassato davanti agli occhi. E io non ero nel cast!

Si vive una sola volta. E qualcuno neanche una.

La vita è un caos con poche oasi e qualche momento comico.

Ho una concezione molto pessimistica, io, della vita. Io ritengo che la vita sia divisa in due categorie: l'orribile e il miserrimo. Sono queste le due categorie. Orribile sarebbero i casi più gravi, mi spiego? Tutti i ciechi, gli storpi e così via. Miserrimo sono tutti gli altri.

La vita é sostanzialmente tragica: ma qualche volta riesce ad essere meravigliosa.

venerdì 17 settembre 2010

Citazioni #1: Charles Bukowski

Iniziamo un’altra “rubrica” (???). Quella delle citazioni famose. Cioè, di citazioni ogni tanto ne infilo, ma voglio proprio prendere un personaggio di volta in volta e scrivere alcune tra le frasi che più ritengo interessanti. Inoltre mi sento sempre un emerito imbecille quando faccio tutte queste introduzioni inutili alle novità, quindi basta con le menate e via!
Si parte con uno dei miei autori preferiti: un alcolizzato dalla dubbia moralità che non mi sentirei di eleggere a maestro di vita, uno le cui scelte non sono sempre condivisibili, ma uno che, a suo modo, della vita aveva capito molto. Charles Bukowski.


La differenza fra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi ordini; in una dittatura non devi perdere tempo a votare.

Ovviamente è possibile amare un essere umano, se non lo si conosce abbastanza bene.

Credo che non viaggerò mai più. Viaggiare non è altro che una seccatura: di problemi ce ne sono sempre più che a sufficienza dove sei.

Il genio è un uomo capace di dire cose profonde in modo semplice.

Che differenza c'è tra poesia e prosa? La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po'.

Il codardo prevede il futuro, il coraggioso non ha alcuna immaginazione.

I soldi sono una cosa seria. Qualcuno è convinto persino che parlino.

Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano.

Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle.

Se mai dovessi parlare di amore e di stelle... uccidetemi!

La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento.

Non cerco mai di migliorarmi o di imparare qualcosa, rimango esattamente come sono. Non sono uno che impara, sono uno che evita. Non ho voglia di imparare, mi sento perfettamente normale nel mio mondo pazzo; non voglio diventare come gli altri.

I poveri ti guardano come un essere umano perché conoscono la vita.

Godo nel minacciare il sole con una pistola ad acqua.

L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino.

Qual é la differenza fra un tizio che sta in galera e il tizio qualunque che incontri per strada? Il tizio che sta in galera é un perdente che ci ha provato.

A volta ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte lo so di sicuro.

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.

giovedì 16 settembre 2010

A volte ritornano #1

"Ho cancellato un vecchio e pateticissimo blog che tenevo per scrivere pensieri e robe molto tristi ed ho partorito questo, per scrivere cose ugualmente tristi... forse."
Questo blog inizia così, nel senso che il primo post inizia con queste parole. Però, da buon nostalgico, ho conservato le cose che avevo scritto nel blog (quante volte l'ho già detto "blog"?) e le risfodererò, quando capita.
Tenete presente che ero un giovane emo che non si vestiva da emo.

giovedì 10 gennaio 2008
Piazza dei Cavalieri sembra più grande quando è nuvoloso
14.06, esco da scuola e attraverso Piazza dei Cavalieri.
il grigioazzurrochiaro del cielo cancella le ombre, rende infiniti gli oggetti. sembra tutto più grande quando è nuvoloso, quando il sole sembra essere una figura evanescente dietro a quella commistione di vapore, fumo e sostanze chimiche.
una ragazza eccentrica, con un giacchettino giallo canarino accesissimo, mi passa accanto leggendo qualcosa che mi piace pensare fosse un copione e io penso "bello essere così eccentrici".
mi dirigo verso la fermata e attraverso i vicoli che rimangono tra Piazza dei Cavalieri e Piazza Santa Caterina.
le mattonelle grigie, il cielo grigio, le persone grigie. persino i vicoli con questo cielo sembrano più larghi.
i miei pensieri sono fermi, non vago molto... penso solo al capodanno che ho appena passato, alle ore di sonno che devo recuperare e al fatto che ultimamente sto prendendo tutto molto meglio.