giovedì 9 aprile 2009

Un minuto di rumore.

È notizia di questi giorni la morte di centinaia di persone (quasi 300, stando alle notizie) a causa delle scosse sismiche in Abruzzo. L’Italia è concentrata su questo avvenimento: notiziari che ci aggiornano ora dopo ora; notizie in prima pagina sui quotidiani etc.
Delle auto-bomba sentiamo al massimo l’eco, ma stavolta a morire sono i nostri vicini di casa e la cosa ci turba.
Su Facebook sono stati creati tantissimi gruppi in segno di… solidarietà? Alcuni esempi: “x le vittime del terremoto in abruzzo…”; oppure “Tutti quelli di Facebook vicini alle famiglie del terremoto in Abruzzo” (che suona anche male come frase, per altro… “le famiglie del terremoto”) e altre cose del genere. Su Messenger invece la solidarietà e l’affetto verso queste persone lo si può dimostrare inserendo comodamente l’emoticon di una rosa nel proprio nickname: in due giorni Messenger è diventato un vivaio.
È possibile che adesso qualcuno, leggendo questa cosa che sto scrivendo, mi dia dell’insensibile, del cinico. Penserete che sono composto per lo più di materia fecale.
Chissà, probabilmente lo sono… probabilmente sono io che sbaglio a pensare che iscriversi a uno di quei gruppi su Facebook o aggiungere la sigla “(F)” davanti al proprio nickname sia un gesto piuttosto… squallido? Probabilmente sbaglio dicendo che sono falsi pietismi. Sicuramente sbaglio dicendo che tutte quelle rose non ricostruiranno nemmeno una tegola all’Aquila.
Ricordate il massacro dei monaci buddisti in Birmania di qualche tempo fa? «In segno di solidarietà indossate qualcosa di rosso» ci dissero. Perfetto: nulla in contrario; è giusto riconoscere che certi atti sono profondamente sbagliati, mostrare indignazione verso certi atteggiamenti. È giusto schierarsi contro il massacro di manifestanti innocenti e esprimerlo mettendosi qualcosa di rosso.
Ma diciamoci la verità. Non bisognerebbe vestirsi di rosso ogni giorno?
Ho cercato alcuni dati su internet:
24.000 morti al giorno a causa della fame (di cui 16.000 sono bambini);
una statistica del 2004 diceva che ogni giorno, solo in Italia, vengono stuprate sette donne (oggi sappiamo, inoltre, che nel 90% dei casi lo stupratore è un italiano - anche conoscente della vittima - e non necessariamente un rumeno);
i ragazzi soldato (minori di 18 anni a cui viene data un’arma e affidato il compito di uccidere) sono 300.000;
il numero delle vittime del comunismo cinese non ci è dato di saperlo.
La lista sarebbe infinita mettendoci anche mafia, conflitti vari (di cui non si sente mai parlare), schiavitù, sfruttamento e chi più ne ha più ne metta.
Perché non ci viene detto di vestirsi sempre di rosso? Perché ci accorgiamo delle disgrazie solo in casi di “emergenza”?
Vogliamo metterci in mezzo anche i tipici “minuti di silenzio”?
Non so se ridere o piangere quando, prima di una partita, stadi interi si fermano per quel minutino prima di iniziare a urlare cori e sventolare bandiere.
Ricordo quei fantastici minuti di silenzio alla fine del 2004, per le vittime dello tsunami dell’Oceano Indiano. A mezzanotte del 31 Dicembre tutti abbiamo abbassato le teste e abbiamo fissato il pavimento, con una coscienziosità indicibile e siamo stati in silenzio per rispetto ed amore verso le centinaia di migliaia di morti. A mezzanotte ed un minuto brindavamo all’anno nuovo e ci divertivamo come pazzi.
La verità è che quei silenzi servono a mascherare ipocrisia.
La verità è che quelle rose sono già appassite.

3 commenti:

morgue ha detto...

c'hai ragione. punto.

MrWolf ha detto...

Condivido un po' la tua visione, come giustamente asserisci condivido che non dobbiamo isolare queste manifestazioni di affetto o vicinanza (suppongo spesso veramente poco sincere) ma renderle l'abitudine. Il fatto è che probabilmente siamo tutti troppo egoisti. Purtroppo non si può negare l'evidenza. Possiamo trovare tutti i cavilli che vogliamo o tutte le scuse migliori per rendere le nostre coscienze linde, ma la realtà è che non ci importa poi così tanto degl'altri. Quante persone a noi vicine vivono in miseria (ad esempio i cosiddetti barboni) e noi li ignoriamo. Non gli rivolgiamo nemmeno una parola, un sorriso, per non parlare dei soldi. Un lavacoscienze pronto all'uso potrebbe essere: perchè le persone che sono sono in strada non si trovano un lavoro e si fanno il mazzo come ognuno di noi?
Domanda lecita. Eppure chi di noi (a parte rari casi) si è fermato per parlare, per capire perchè quelle persone si trovano in quella condizione. Come possiamo dare dei giudizi senza aver nemmeno provato a capire.
Ci sono molti motivi per cui non sentiamo il bisogno o non vogliamo aiutare gl'altri. Non c'è solo l'orgoglio, c'è per esempio anche la paura. Spesso infondata. Abbiamo semplicemente paura del diverso. La società di per sè "classizza" ci compartimenta in scatole con etichette sociali che le persone vedono in noi anche se non ci appartengono. Purtroppo per la paura di non essere accettati per quello che siamo, o per la paura di quello che la nostra coscienza ci dice, preferiamo restare in branco e goderci i nostri beni. Meritati oppure ottenuti dimenticandosi di accambio accanto.
Vogliamo solo il nostro bene e non capiamo che abbiamo in realtà tutti necessità di cose completamente diverse, trascendenti i beni, il successo, il potere o i soldi. Poi ci lamentiamo perchè ci sentiamo vuoti, senza una vera convinzione di vita. Meditiamo su cosa abbiamo realmente bisogno...

Scusa sono andato decisamente fuori tema, ma mi è tutto uscito in maniera naturale, quasi come uno sfogo. Grazie comunque per la tua riflessione.

Gus

Hum.as [a.k.a. cHappy!] ha detto...

La tua risposta, seppur effettivamente fuori tema, è giustissima. Il tema che in realtà volevo risaltare io non è tanto l'egoismo, perchè quello è palese... più che altro, per farla molto breve (però dovevo far vedere quanto sono arguto, e scrissi così tanto) volevo dire "se dobbiamo mostrare della solidarietà per finta, è meglio se ce ne stiamo zitti e buoni", ma credo fosse abbastanza chiaro questo...
Io poi, nel mio piccolo, sono piuttosto soddisfatto di esserci andato quelle due settimanette a L'Aquila: so che è molto molto poco, e non lo dico a motivo di vanto, è più che altro una soddisfazione personale.
Per quanto riguarda barboni etc. sono pienamente d'accordo, e pienamente in senso di colpa per l'egoismo (che non credo sia un'espressione corretta)...
Per dire una cosa che però accomuna i due aspetti, credo che l'errore più grande stia nel rassegnarsi a queste realtà dicendo "io non posso farci niente".