il blog, aggiornato di rado, di uno che parla di tutto e di niente
venerdì 24 aprile 2009
martedì 14 aprile 2009
giovedì 9 aprile 2009
Un minuto di rumore.
È notizia di questi giorni la morte di centinaia di persone (quasi 300, stando alle notizie) a causa delle scosse sismiche in Abruzzo. L’Italia è concentrata su questo avvenimento: notiziari che ci aggiornano ora dopo ora; notizie in prima pagina sui quotidiani etc.
Delle auto-bomba sentiamo al massimo l’eco, ma stavolta a morire sono i nostri vicini di casa e la cosa ci turba.
Su Facebook sono stati creati tantissimi gruppi in segno di… solidarietà? Alcuni esempi: “x le vittime del terremoto in abruzzo…”; oppure “Tutti quelli di Facebook vicini alle famiglie del terremoto in Abruzzo” (che suona anche male come frase, per altro… “le famiglie del terremoto”) e altre cose del genere. Su Messenger invece la solidarietà e l’affetto verso queste persone lo si può dimostrare inserendo comodamente l’emoticon di una rosa nel proprio nickname: in due giorni Messenger è diventato un vivaio.
È possibile che adesso qualcuno, leggendo questa cosa che sto scrivendo, mi dia dell’insensibile, del cinico. Penserete che sono composto per lo più di materia fecale.
Chissà, probabilmente lo sono… probabilmente sono io che sbaglio a pensare che iscriversi a uno di quei gruppi su Facebook o aggiungere la sigla “(F)” davanti al proprio nickname sia un gesto piuttosto… squallido? Probabilmente sbaglio dicendo che sono falsi pietismi. Sicuramente sbaglio dicendo che tutte quelle rose non ricostruiranno nemmeno una tegola all’Aquila.
Ricordate il massacro dei monaci buddisti in Birmania di qualche tempo fa? «In segno di solidarietà indossate qualcosa di rosso» ci dissero. Perfetto: nulla in contrario; è giusto riconoscere che certi atti sono profondamente sbagliati, mostrare indignazione verso certi atteggiamenti. È giusto schierarsi contro il massacro di manifestanti innocenti e esprimerlo mettendosi qualcosa di rosso.
Ma diciamoci la verità. Non bisognerebbe vestirsi di rosso ogni giorno?
Ho cercato alcuni dati su internet:
24.000 morti al giorno a causa della fame (di cui 16.000 sono bambini);
una statistica del 2004 diceva che ogni giorno, solo in Italia, vengono stuprate sette donne (oggi sappiamo, inoltre, che nel 90% dei casi lo stupratore è un italiano - anche conoscente della vittima - e non necessariamente un rumeno);
i ragazzi soldato (minori di 18 anni a cui viene data un’arma e affidato il compito di uccidere) sono 300.000;
il numero delle vittime del comunismo cinese non ci è dato di saperlo.
La lista sarebbe infinita mettendoci anche mafia, conflitti vari (di cui non si sente mai parlare), schiavitù, sfruttamento e chi più ne ha più ne metta.
Perché non ci viene detto di vestirsi sempre di rosso? Perché ci accorgiamo delle disgrazie solo in casi di “emergenza”?
Vogliamo metterci in mezzo anche i tipici “minuti di silenzio”?
Non so se ridere o piangere quando, prima di una partita, stadi interi si fermano per quel minutino prima di iniziare a urlare cori e sventolare bandiere.
Ricordo quei fantastici minuti di silenzio alla fine del 2004, per le vittime dello tsunami dell’Oceano Indiano. A mezzanotte del 31 Dicembre tutti abbiamo abbassato le teste e abbiamo fissato il pavimento, con una coscienziosità indicibile e siamo stati in silenzio per rispetto ed amore verso le centinaia di migliaia di morti. A mezzanotte ed un minuto brindavamo all’anno nuovo e ci divertivamo come pazzi.
La verità è che quei silenzi servono a mascherare ipocrisia.
La verità è che quelle rose sono già appassite.
Delle auto-bomba sentiamo al massimo l’eco, ma stavolta a morire sono i nostri vicini di casa e la cosa ci turba.
Su Facebook sono stati creati tantissimi gruppi in segno di… solidarietà? Alcuni esempi: “x le vittime del terremoto in abruzzo…”; oppure “Tutti quelli di Facebook vicini alle famiglie del terremoto in Abruzzo” (che suona anche male come frase, per altro… “le famiglie del terremoto”) e altre cose del genere. Su Messenger invece la solidarietà e l’affetto verso queste persone lo si può dimostrare inserendo comodamente l’emoticon di una rosa nel proprio nickname: in due giorni Messenger è diventato un vivaio.
È possibile che adesso qualcuno, leggendo questa cosa che sto scrivendo, mi dia dell’insensibile, del cinico. Penserete che sono composto per lo più di materia fecale.
Chissà, probabilmente lo sono… probabilmente sono io che sbaglio a pensare che iscriversi a uno di quei gruppi su Facebook o aggiungere la sigla “(F)” davanti al proprio nickname sia un gesto piuttosto… squallido? Probabilmente sbaglio dicendo che sono falsi pietismi. Sicuramente sbaglio dicendo che tutte quelle rose non ricostruiranno nemmeno una tegola all’Aquila.
Ricordate il massacro dei monaci buddisti in Birmania di qualche tempo fa? «In segno di solidarietà indossate qualcosa di rosso» ci dissero. Perfetto: nulla in contrario; è giusto riconoscere che certi atti sono profondamente sbagliati, mostrare indignazione verso certi atteggiamenti. È giusto schierarsi contro il massacro di manifestanti innocenti e esprimerlo mettendosi qualcosa di rosso.
Ma diciamoci la verità. Non bisognerebbe vestirsi di rosso ogni giorno?
Ho cercato alcuni dati su internet:
24.000 morti al giorno a causa della fame (di cui 16.000 sono bambini);
una statistica del 2004 diceva che ogni giorno, solo in Italia, vengono stuprate sette donne (oggi sappiamo, inoltre, che nel 90% dei casi lo stupratore è un italiano - anche conoscente della vittima - e non necessariamente un rumeno);
i ragazzi soldato (minori di 18 anni a cui viene data un’arma e affidato il compito di uccidere) sono 300.000;
il numero delle vittime del comunismo cinese non ci è dato di saperlo.
La lista sarebbe infinita mettendoci anche mafia, conflitti vari (di cui non si sente mai parlare), schiavitù, sfruttamento e chi più ne ha più ne metta.
Perché non ci viene detto di vestirsi sempre di rosso? Perché ci accorgiamo delle disgrazie solo in casi di “emergenza”?
Vogliamo metterci in mezzo anche i tipici “minuti di silenzio”?
Non so se ridere o piangere quando, prima di una partita, stadi interi si fermano per quel minutino prima di iniziare a urlare cori e sventolare bandiere.
Ricordo quei fantastici minuti di silenzio alla fine del 2004, per le vittime dello tsunami dell’Oceano Indiano. A mezzanotte del 31 Dicembre tutti abbiamo abbassato le teste e abbiamo fissato il pavimento, con una coscienziosità indicibile e siamo stati in silenzio per rispetto ed amore verso le centinaia di migliaia di morti. A mezzanotte ed un minuto brindavamo all’anno nuovo e ci divertivamo come pazzi.
La verità è che quei silenzi servono a mascherare ipocrisia.
La verità è che quelle rose sono già appassite.
domenica 5 aprile 2009
"La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento."
Diceva così Charles Bukowski (uno dei miei scrittori preferiti) e io mi sono fatto “portavoce” di questa affermazione. Ma quanto sono coerente? Non sono forse anch’io una di quelle persone che spreca la propria esistenza? Perché continuo a distrarmi su cosette di poco conto, perché continuo a buttare via pomeriggi per totali futilità e perdo di vista quella che dovrebbe essere la mia strada?
Diceva così Charles Bukowski (uno dei miei scrittori preferiti) e io mi sono fatto “portavoce” di questa affermazione. Ma quanto sono coerente? Non sono forse anch’io una di quelle persone che spreca la propria esistenza? Perché continuo a distrarmi su cosette di poco conto, perché continuo a buttare via pomeriggi per totali futilità e perdo di vista quella che dovrebbe essere la mia strada?
[tratto da "Santa Maradona", Marco Ponti]
sabato 4 aprile 2009
Art session: Zeninho
Stile inconfondibile, maestria nell’uso dei colori e composizioni di forte impatto.
Per le sue foto, ciccate QUI.

(link alla foto)

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Per le sue foto, ciccate QUI.

(link alla foto)

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giovedì 2 aprile 2009
"Tizio è un farabutto"
"Il problema è linguistico.
La colpa è di chi dice un po'. La colpa di tutto, intendo. Ci ho pensato a lungo e non ho più dubbi.
Un po' è usatissimo, da chiunque, comunque e dovunque. Fateci caso.
Dietro l'apparenza di moderazione che sembrerebbe esprimere addirittura equilibrio e saggezza, nasconde invece mediocrità e qualunquismo.
È triste come l'insopportabile e inqualificabile, oltre che inesistente in natura, "attimino". Diminutivi dell'impossibile accompagnati da sorrisi conciliatori.
Sono stanco di conciliare.
Esempio: si costruisce un orrendo caseggiato in un centro storico? Si dirà "è un po' fuori luogo". Ma non è così: fa schifo, è brutto, non lo voglio, fa cagare!
Il tuo compagno di banco non riesce nemmeno a coniugare i verbi in italiano? Non è un po' confuso: è un ignorante. Forse un idiota. Sarà il tempo a dircelo.
Guidi dopo esserti fatto le canne o impasticcato? Non sei un po' imprudente: sei uno stronzo e un potenziale assassino.
Come si vede, la colpa è solo e sempre di un po'.
E così se qualcuno dichiara guerra per esportare la democrazia, si dirà che è un po' un controsenso.
E invece è una vergogna, un'infamia, una insopportabile ingiustizia che ci si ritorcerà contro.
Un tizio viene indagato per un milione di reati con prove schiaccianti e inconfutabili? Si troverà che i giudici sono un un po' intransigenti, un po' comunisti o un po' fascisti o un po' quel che volete. Ma non è così: più semplicemente il tizio è un farabutto.
E se un ministro, un presidente, un politico, un cardinale, un imperatore, un monarca dicesse che i negri sono tutti ladri, i musulmani incivili e gli arabi perlopiù terroristi, troverete facilmente chi osserverà che le espressioni usate sono un po' colorite. Non sono colorite. Trattasi banalmente di fascista e razzista.
Le parole sono parole e non sono un po' parole. I principi sono principi e non sono un po' principi.
Liberiamoci di un po' totalmente e non in parte. Liberiamo le parole e adoperiamole al meglio. Qualunque vicenda ci apparirà più semplice e chiara.
Starò diventando vecchio e di nuovo intransigente come un adolescente? Può darsi.
Ma mi sento meglio. Non un po' meglio. Molto meglio."
La colpa è di chi dice un po'. La colpa di tutto, intendo. Ci ho pensato a lungo e non ho più dubbi.
Un po' è usatissimo, da chiunque, comunque e dovunque. Fateci caso.
Dietro l'apparenza di moderazione che sembrerebbe esprimere addirittura equilibrio e saggezza, nasconde invece mediocrità e qualunquismo.
È triste come l'insopportabile e inqualificabile, oltre che inesistente in natura, "attimino". Diminutivi dell'impossibile accompagnati da sorrisi conciliatori.
Sono stanco di conciliare.
Esempio: si costruisce un orrendo caseggiato in un centro storico? Si dirà "è un po' fuori luogo". Ma non è così: fa schifo, è brutto, non lo voglio, fa cagare!
Il tuo compagno di banco non riesce nemmeno a coniugare i verbi in italiano? Non è un po' confuso: è un ignorante. Forse un idiota. Sarà il tempo a dircelo.
Guidi dopo esserti fatto le canne o impasticcato? Non sei un po' imprudente: sei uno stronzo e un potenziale assassino.
Come si vede, la colpa è solo e sempre di un po'.
E così se qualcuno dichiara guerra per esportare la democrazia, si dirà che è un po' un controsenso.
E invece è una vergogna, un'infamia, una insopportabile ingiustizia che ci si ritorcerà contro.
Un tizio viene indagato per un milione di reati con prove schiaccianti e inconfutabili? Si troverà che i giudici sono un un po' intransigenti, un po' comunisti o un po' fascisti o un po' quel che volete. Ma non è così: più semplicemente il tizio è un farabutto.
E se un ministro, un presidente, un politico, un cardinale, un imperatore, un monarca dicesse che i negri sono tutti ladri, i musulmani incivili e gli arabi perlopiù terroristi, troverete facilmente chi osserverà che le espressioni usate sono un po' colorite. Non sono colorite. Trattasi banalmente di fascista e razzista.
Le parole sono parole e non sono un po' parole. I principi sono principi e non sono un po' principi.
Liberiamoci di un po' totalmente e non in parte. Liberiamo le parole e adoperiamole al meglio. Qualunque vicenda ci apparirà più semplice e chiara.
Starò diventando vecchio e di nuovo intransigente come un adolescente? Può darsi.
Ma mi sento meglio. Non un po' meglio. Molto meglio."
[Fabio Fazio, tratto da Smemoranda '07]
lunedì 23 marzo 2009
È inutile stare qui a descrivere la poeticità di Fabrizio De André, si rischia di cadere in squallidi luoghi comuni, cosa che, per uno come il Faber (sì, mi permetto certe confidenze), preferirei evitare. Voglio solo far notare quanto questa canzone sia meravigliosamente evocativa.
Personalmente adoro la seconda strofa, quella dei quattro pensionati, per intendersi.
Non aggiungo altro.
Artista: Fabrizio De André
Titolo: La Città Vecchia
Album: Canzoni
Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi,
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia,
quel che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.
E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza.
Dove sono andati i tempi di una volta per Giunone,
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione?
Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino,
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino.
Li troverai là, col tempo che fa estate e inverno
a stratracannare a stramaledir le donne, il tempo ed il governo.
Loro cercan là la felicità, dentro a un bicchiere,
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere.
Ci sarà allegria anche in agonia col vino forte,
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.
Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone?
Forse quella che sola ti può dare una lezione.
Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie,
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte,
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette,
quando incasserai delapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello” e “bamboccione".
Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli,
in quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori,
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano,
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese.
Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo,
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo!
Personalmente adoro la seconda strofa, quella dei quattro pensionati, per intendersi.
Non aggiungo altro.
Artista: Fabrizio De André
Titolo: La Città Vecchia
Album: Canzoni
Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi,
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia,
quel che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.
E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza.
Dove sono andati i tempi di una volta per Giunone,
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione?
Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino,
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino.
Li troverai là, col tempo che fa estate e inverno
a stratracannare a stramaledir le donne, il tempo ed il governo.
Loro cercan là la felicità, dentro a un bicchiere,
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere.
Ci sarà allegria anche in agonia col vino forte,
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.
Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone?
Forse quella che sola ti può dare una lezione.
Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie,
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte,
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette,
quando incasserai delapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello” e “bamboccione".
Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli,
in quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori,
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano,
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese.
Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo,
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo!
venerdì 20 marzo 2009
Istantanea #1
Nella sala pasto (si può dire?) del McDonald’s della stazione di Pisa, alle pareti sono appesi dei dipinti di Balla, Boccioni e di una tipa che dipinge sostanzialmente fiori.
Hanno pulito la fontana della piazza fuori dalla stazione, ma ancora non hanno riattivato i getti d’acqua.
Hanno pulito la fontana della piazza fuori dalla stazione, ma ancora non hanno riattivato i getti d’acqua.
martedì 17 marzo 2009
Un'inutile pagina di diario.

Una settimana.
Esattamente una settimana fa è iniziato il mio periodo di clausura. Mi sono dato all’ascetismo più puro. In realtà non è stata proprio una scelta mia. Mi sono ammalato e, a differenza di ogni altra volta, stavolta sono dovuto stare a casa per un periodo così lungo… io che da bimbetto andavo a giocare all’aperto nonostante la febbre!
Domani la mia vita sociale riprenderà il suo corso. Sveglia alle 6:30 per poi prendere il treno delle 7:29 per Firenze S.M.N. (che non è un anagramma di “msn” ma l’acronimo di Santa Maria Novella. Era doverosa questa precisazione?!?). L’unica volta, tra lo scorso martedì e questo, che ho messo la testa fuori di casa è stata domenica mattina, e ho solo peggiorato le mie condizioni.
Ho approfittato di questo giorni di segregazione per riguardarmi la serie completa di Trigun (mi hanno regalato il cofanetto per i 18! Teneri!), e l’ho trovato ancora un volta super galvanizzante! Quanto mi piace quell’anime!
Ora sono più o meno di nuovo in forma. e non interesserà a nessuno, ma mi andava di scriverlo sul blog.
Il blog è mio e ci faccio quello che voglio io. Gnè.
lunedì 16 marzo 2009
"La scimmia pensa, la scimmia fa."
"Il filosofo danese Søren Kierkegaard definisce l’angoscia come la consapevolezza di quel che occorrerebbe fare per dimostrare di essere liberi, anche a costo di autodistruggersi. Il suo esempio è Adamo nel giardino dell’Eden, felice e soddisfatto fino a quando Dio non gli mostra l’albero della conoscenza del bene e del male, e gli dice: “Non mangiare questo frutto”. Da quel momento in poi Adamo non è più libero. C’è una regola che può infrangere, e deve infrangerla, per dimostrare la sua libertà, anche se ciò lo distruggerà. Kierkegaard dice che nell’attimo in cui ci viene proibito di fare una cosa, la faremo. È inevitabile.
La scimmia pensa, la scimmia fa.
Secondo Kierkegaard, la persona che consente alla legge – che dice che il possibile non è possibile perché illegale – di controllare la sua esistenza, conduce una vita non autentica.
A Portland, nell’Oregon, c’è qualcuno che riempie le palline da tennis di teste di fiammiferi e poi le richiude con cura. Lascia le palline per la strada in attesa che qualcuno le trovi e le getti o ci dia un calcio facendole esplodere. Un uomo ci ha già rimesso un piede; un cane la testa.
Adesso i graffitari usano delle creme all’acido nitrico per scrivere sui finestrini di auto e vetrine di negozi. All’istituto di periferia Tigard High School, un adolescente non identificato porta le proprie feci e ci impiastra i muri dei bagni dei ragazzi. Nella scuola è noto con il nome di “Unamerder”. Nessuno deve parlarne, per paura che si verifichino fenomeni di emulazione.
Come direbbe Kierkegaard, ogni volta che ci accorgiamo che una cosa è possibile, la facciamo accadere. La rendiamo inevitabile. Fino a quando Stephen King non descrisse degli sfigati delle scuole superiori che assassinavano gruppi di loro compagni non c’erano mai state sparatorie scolastiche. Ma davvero furono Carrie e Ossessione a renderlo inevitabile?
Milioni di noi hanno pagato per vedere l’Empire State Building distrutto in Independence Day. Adesso il dipartimento di Difesa americano ha ingaggiato i migliori creativi di Hollywood per immaginare scenari terroristici, e tra questi anche il regista David Fincher, che rase al suolo i grattacieli di Century City in Fight Club. Così potremo essere preparati.
Per colpa di Ted Kaczynski, meglio noto come “Unabomber”, negli Stati Uniti non si può più spedire un pacchetto senza rivolgersi direttamente ad un impiegato dell’ufficio postale. Per colpa di quelli che gettavano palle da bowling sulle autostrade abbiamo le recinzioni sui cavalcavia.
Tutta questa reazione, come se potessimo difenderci da ogni cosa.
[…]
Quel che ci attende è un milione di ragioni per non vivere la nostra vita. Puoi negare la tua possibilità di successo e scaricare la colpa su qualcosa. Puoi combattere contro tutto… Margaret Thatcher, i ricchi possidenti, l’impulso di aprire il portello durante il volo… tutto ciò che sembra frustrarti. Puoi vivere la vita non autentica di cui parla Kierkegaard. Oppure fare quello che egli definiva il salto della fede, con il quale smetti di vivere in relazione alle circostanze ed inizi a vivere in vista di quel che vorresti essere.
Quel che ci attende è un milione di nuove ragioni per andare avanti.
Quel che ci spegne è il romanzo trasgressivo catartico. Film come Thelma e Louise o libri come I Sabotatori di Edward Abbey, il pubblico oggi è meno propenso a ridere e comprenderli.
Oggi, il nostro sforzo è quello di fingere di non essere i peggiori nemici di noi stessi."
La scimmia pensa, la scimmia fa.
Secondo Kierkegaard, la persona che consente alla legge – che dice che il possibile non è possibile perché illegale – di controllare la sua esistenza, conduce una vita non autentica.
A Portland, nell’Oregon, c’è qualcuno che riempie le palline da tennis di teste di fiammiferi e poi le richiude con cura. Lascia le palline per la strada in attesa che qualcuno le trovi e le getti o ci dia un calcio facendole esplodere. Un uomo ci ha già rimesso un piede; un cane la testa.
Adesso i graffitari usano delle creme all’acido nitrico per scrivere sui finestrini di auto e vetrine di negozi. All’istituto di periferia Tigard High School, un adolescente non identificato porta le proprie feci e ci impiastra i muri dei bagni dei ragazzi. Nella scuola è noto con il nome di “Unamerder”. Nessuno deve parlarne, per paura che si verifichino fenomeni di emulazione.
Come direbbe Kierkegaard, ogni volta che ci accorgiamo che una cosa è possibile, la facciamo accadere. La rendiamo inevitabile. Fino a quando Stephen King non descrisse degli sfigati delle scuole superiori che assassinavano gruppi di loro compagni non c’erano mai state sparatorie scolastiche. Ma davvero furono Carrie e Ossessione a renderlo inevitabile?
Milioni di noi hanno pagato per vedere l’Empire State Building distrutto in Independence Day. Adesso il dipartimento di Difesa americano ha ingaggiato i migliori creativi di Hollywood per immaginare scenari terroristici, e tra questi anche il regista David Fincher, che rase al suolo i grattacieli di Century City in Fight Club. Così potremo essere preparati.
Per colpa di Ted Kaczynski, meglio noto come “Unabomber”, negli Stati Uniti non si può più spedire un pacchetto senza rivolgersi direttamente ad un impiegato dell’ufficio postale. Per colpa di quelli che gettavano palle da bowling sulle autostrade abbiamo le recinzioni sui cavalcavia.
Tutta questa reazione, come se potessimo difenderci da ogni cosa.
[…]
Quel che ci attende è un milione di ragioni per non vivere la nostra vita. Puoi negare la tua possibilità di successo e scaricare la colpa su qualcosa. Puoi combattere contro tutto… Margaret Thatcher, i ricchi possidenti, l’impulso di aprire il portello durante il volo… tutto ciò che sembra frustrarti. Puoi vivere la vita non autentica di cui parla Kierkegaard. Oppure fare quello che egli definiva il salto della fede, con il quale smetti di vivere in relazione alle circostanze ed inizi a vivere in vista di quel che vorresti essere.
Quel che ci attende è un milione di nuove ragioni per andare avanti.
Quel che ci spegne è il romanzo trasgressivo catartico. Film come Thelma e Louise o libri come I Sabotatori di Edward Abbey, il pubblico oggi è meno propenso a ridere e comprenderli.
Oggi, il nostro sforzo è quello di fingere di non essere i peggiori nemici di noi stessi."
[tratto da:
"La scimmia pensa, la scimmia fa",
Chuck Palahniuk]
"La scimmia pensa, la scimmia fa",
Chuck Palahniuk]
domenica 15 marzo 2009
Fleabass

Suppongo tutti conoscano i Red Hot Chili Peppers, almeno solo per sentito dire! Suppongo inoltre che quelli che li ascoltano anche solo un po’ sappiano che a far parte dei Red Hot c’è anche Flea, al secolo Michael Peter Balzary.
Membro, insieme a Anthony Kiedis, più “antico” del gruppo, presente nella formazione della band fin dall’inizio, Flea è uno dei bassisti più virtuosi (e sicuramente affermati) della scena rock contemporanea.
In quanto pseudo-bassista, seppur non sia mai stato un vero appassionato dei Red Hot (fatta eccezione per alcuni pezzi direi ormai storici), ho sempre guardato con grande ammirazione a questo musicista piuttosto fuori di testa ma pur sempre dotato di un talento mostruoso, basti ricordare le rocambolesche slappate dei primi album!
Girando un po’ sul web ti scopro che questo simpatico personaggio ha creato una sua linea di bassi, disponibili in 4 colori. Il prezzo del singolo pezzo va sui 500 $. Non sarebbe male poterne imbracciare uno qualche volta…
Sì, lo so. Molti staranno pensando che non è certo né il primo né l’ultimo a creare una sua linea personale di bassi… ma io ho trovato la sua e ho postato quella! Eheh!
Ecco il link al sito: FLEABASS.COM
venerdì 13 marzo 2009
Dopo un periodo di assenza, causa inusufruibilità (esiste il termine?) del mio pc, rieccomi a scrivere su questo blog. E come ogni blogger che si rispetti, non so che scrivere! Eppure in un periodo come questo ce ne sarebbero di cose da scrivere. Cosa sta succedendo? Guardiamoci intorno…
Esco da un periodo di malattia e in questi giorni sono stato sul divano a guardare più tv di quanta non ne abbia mai vista negli ultimi 5 anni! Ho visto tanta, tantissima frivolezza, futilità. Mi sono chiesto se è questo che vogliamo vedere. Sono arrivato alla conclusione che se i media propongono certe cose al loro pubblico, vuol dire che il pubblico vuole quello.
Ve l’avevo detto che non sapevo proprio cosa scrivere! Ho scritto la prima cosa che m’è venuta in mente… sfiorando la pateticità del luogo comune!
Saluti.
Date un'occhiata a QUESTO video, e prestate orecchio alle parole...
Esco da un periodo di malattia e in questi giorni sono stato sul divano a guardare più tv di quanta non ne abbia mai vista negli ultimi 5 anni! Ho visto tanta, tantissima frivolezza, futilità. Mi sono chiesto se è questo che vogliamo vedere. Sono arrivato alla conclusione che se i media propongono certe cose al loro pubblico, vuol dire che il pubblico vuole quello.
Ve l’avevo detto che non sapevo proprio cosa scrivere! Ho scritto la prima cosa che m’è venuta in mente… sfiorando la pateticità del luogo comune!
Saluti.
Date un'occhiata a QUESTO video, e prestate orecchio alle parole...
venerdì 13 febbraio 2009
Lascio che le canzoni parlino per me #1: Crescere...
Artista: Ghemon Scienz
Titolo: Grande
Album: La Rivincita Dei Buoni
Porto la sveglia indietro al punto di partenza.
Dio! Com'è difficile spiegarsi quando scrivere è un'urgenza, quando i ricordi sono troppi e il blues attraversa la mia penna e sul mio foglio si riversa a fiotti caldi.
Faccio “Ffffff” per asciugarli come fossero candele sulla torta dei miei diciott’anni.
Sento i pugni che battono alla mia porta e che mi cercano stanotte e sì, ogni nocca ha i suoi calli.
Gli amici hanno sorrisi contraffatti e pellicce per coprire i misfatti e camuffarli al contatto coi miei punti tattili; e artigli mai retrattili e mosse con cui possono distrarti.
Se t'hanno detto che crescere è confrontarsi, gli stessi non sapranno confortarti.
Quelli per cui crescere è un numero di targa da scambiarsi coperto da una polizza che risarcisce i danni.
Banalità che qualcuno ti mette per priorità formali, la verità è che sono strumentali e che fidarsi troppo è come bendarsi gli occhi con le tue stesse mani.
E pare che la risposta più banale sia proprio quella chiave.
Pare che nonostante le intenzioni, stringendo e tirando le conclusioni, si cresce con le delusioni
Se c’è una cosa che ho imparato è che va rifatto il quadro. Se c'è una teoria, va rivista.
E più che l'occasione a fare l'uomo ladro, è l'ambizione a farlo opportunista.
Ed ogni volta che ho gridato fino a finire il fiato, pianto quasi fino a non vedere, ho capito che si cresce con le delusioni, e non c'è tanto in più da sapere.
Adesso la mia intimità è lo spazio che blindo, la privacy è il valore che scorto.
Fornace d'umori che scottano. Questo riflusso dei miei succhi è il ricordo di quanto ho concesso troppo e ho dovuto pagarne lo scotto.
Scoppio!
Questo pezzo è per mio padre ed ogni volta che ripete, gridando, che non l'ascolto, per ogni amico che ho perso, e lui l'aveva detto, che un uomo non lo fanno dei peli sul petto.
È un argomento serio, perché ogni amico se deve muovere un dito guarda caso alza il medio.
E a trovarne qualcuno sincero, e contarli su una mano fai fatica ad arrivare al medio.
Perché ogni donna è così uguale alle altre, così brava a darti gli occhi e di contro a mischiare le carte.
E io non voglio più rischiare, e prima di avere un bacio e un abbraccio devo prima guardarmi alle spalle.
Se oggi il sole fa Dicembre un po' più tiepido, amo le tue guance e le mie labbra che si cercano!
C'è un sogno che si avvera e sto vivendomelo, ma perché ho così paura di godermelo?
E pare che la risposta più banale sia proprio quella chiave.
Pare che nonostante le intenzioni, stringendo e tirando le conclusioni, si cresce con le delusioni
Se c’è una cosa che ho imparato è che va rifatto il quadro. Se c'è una teoria, va rivista.
E più che l'occasione a fare l'uomo ladro, è l'ambizione a farlo opportunista.
Ed ogni volta che ho gridato fino a finire il fiato, pianto quasi fino a non vedere, ho capito che si cresce con le delusioni, e non c'è tanto in più da sapere.
Sto diventando grande! Grande! Grande!
Sto diventando grande! Grande! Grande!
Titolo: Grande
Album: La Rivincita Dei Buoni
Porto la sveglia indietro al punto di partenza.
Dio! Com'è difficile spiegarsi quando scrivere è un'urgenza, quando i ricordi sono troppi e il blues attraversa la mia penna e sul mio foglio si riversa a fiotti caldi.
Faccio “Ffffff” per asciugarli come fossero candele sulla torta dei miei diciott’anni.
Sento i pugni che battono alla mia porta e che mi cercano stanotte e sì, ogni nocca ha i suoi calli.
Gli amici hanno sorrisi contraffatti e pellicce per coprire i misfatti e camuffarli al contatto coi miei punti tattili; e artigli mai retrattili e mosse con cui possono distrarti.
Se t'hanno detto che crescere è confrontarsi, gli stessi non sapranno confortarti.
Quelli per cui crescere è un numero di targa da scambiarsi coperto da una polizza che risarcisce i danni.
Banalità che qualcuno ti mette per priorità formali, la verità è che sono strumentali e che fidarsi troppo è come bendarsi gli occhi con le tue stesse mani.
E pare che la risposta più banale sia proprio quella chiave.
Pare che nonostante le intenzioni, stringendo e tirando le conclusioni, si cresce con le delusioni
Se c’è una cosa che ho imparato è che va rifatto il quadro. Se c'è una teoria, va rivista.
E più che l'occasione a fare l'uomo ladro, è l'ambizione a farlo opportunista.
Ed ogni volta che ho gridato fino a finire il fiato, pianto quasi fino a non vedere, ho capito che si cresce con le delusioni, e non c'è tanto in più da sapere.
Adesso la mia intimità è lo spazio che blindo, la privacy è il valore che scorto.
Fornace d'umori che scottano. Questo riflusso dei miei succhi è il ricordo di quanto ho concesso troppo e ho dovuto pagarne lo scotto.
Scoppio!
Questo pezzo è per mio padre ed ogni volta che ripete, gridando, che non l'ascolto, per ogni amico che ho perso, e lui l'aveva detto, che un uomo non lo fanno dei peli sul petto.
È un argomento serio, perché ogni amico se deve muovere un dito guarda caso alza il medio.
E a trovarne qualcuno sincero, e contarli su una mano fai fatica ad arrivare al medio.
Perché ogni donna è così uguale alle altre, così brava a darti gli occhi e di contro a mischiare le carte.
E io non voglio più rischiare, e prima di avere un bacio e un abbraccio devo prima guardarmi alle spalle.
Se oggi il sole fa Dicembre un po' più tiepido, amo le tue guance e le mie labbra che si cercano!
C'è un sogno che si avvera e sto vivendomelo, ma perché ho così paura di godermelo?
E pare che la risposta più banale sia proprio quella chiave.
Pare che nonostante le intenzioni, stringendo e tirando le conclusioni, si cresce con le delusioni
Se c’è una cosa che ho imparato è che va rifatto il quadro. Se c'è una teoria, va rivista.
E più che l'occasione a fare l'uomo ladro, è l'ambizione a farlo opportunista.
Ed ogni volta che ho gridato fino a finire il fiato, pianto quasi fino a non vedere, ho capito che si cresce con le delusioni, e non c'è tanto in più da sapere.
Sto diventando grande! Grande! Grande!
Sto diventando grande! Grande! Grande!
venerdì 19 dicembre 2008
Manifesto (il mio)
Propongo di seguito una poesia che personalmente adoro. Mi ha illuminato quando l’ho letta… e, per la cronaca, l’ho letta mentre ero brillo e mentre stavo….. svuotando il mio intestino, diciamo così! Questo mix di emozioni ha fatto sì che potessi realmente apprezzare la poesia.
Boris Vian
Non vorrei crepare
Non vorrei crepare
Prima di aver conosciuto
I cani neri del Messico
Che dormono senza sognare
Le scimmie del culo pelato
Divoratrici di fiori tropicali
i ragni d'argento
Dal nido pieno di bolle
Non vorrei crepare
Senza sapere se la luna
Dietro la faccia di vecchia moneta
Abbia una faccia puntuta
Se il sole sia freddo
Se le quattro stagioni
Siano poi davvero quattro
Senza aver tentato
Di sfoggiare un vestito
Lungo i grandi viali alberati
Senza aver contemplato
la bocca delle fogne
Senza aver ficcato il cazzo
In certi angoli bizzarri
Non vorrei crepare
Senza conoscere la lebbra
O le sette malattie
Che si prendono laggiù
Il buono e il cattivo
Non mi tormenterebbero
Se sapessi
Che ci sarà una prima volta
E troverò pure
Tutto ciò che conosco
Tutto ciò che apprezzo
E sono sicuro mi piace
Il fondo verde del mare
dove ballano i filamenti delle alghe
Sulla sabbia ondulata
La terra bruciata di giugno
La terra che si screpola
L'odore delle conifere
Ed i baci di colei
Che mi fa stravedere
La bella per essenza
Il mio orsacchiotto, l'Orsola
Non vorrei crepare
Prima di aver consumato
La sua bocca con la mia bocca
Il suo corpo con le mie mani
Il resto con i miei occhi
Non dico altro bisogna
Restare umili
Non vorrei crepare
Prima che abbiano inventato
Le rose eterne
La giornata di due ore
Il mare in montagna
La montagna al mare
La fine della sofferenza
I giornali a colori
La felicità dei ragazzi
E tante cose ancora
Che dormono nella testa
Degli ingegneri geniali
Degli allegri giardinieri
Di socievoli socialisti
Di urbani urbanisti
E di pensierosi pensatori
Tante cose da vedere
Da vedere e da sentire
Tanto tempo ad aspettare
Da cercare nel nero
E io vedo la fine
Che brulica e che arriva
Con la sua gola schifosa
E che m'apre le braccia
Da rana sciancata
Non vorrei crepare
Nossignore nossignora
Prima di aver assaporato
Il piacere che tormenta
Il gusto più intenso
Non vorrei crepare
Prima di aver goduto
Il sapore della morte
(per saperne di più sull'autore, cliccate QUI)
Boris Vian
Non vorrei crepare
Non vorrei crepare
Prima di aver conosciuto
I cani neri del Messico
Che dormono senza sognare
Le scimmie del culo pelato
Divoratrici di fiori tropicali
i ragni d'argento
Dal nido pieno di bolle
Non vorrei crepare
Senza sapere se la luna
Dietro la faccia di vecchia moneta
Abbia una faccia puntuta
Se il sole sia freddo
Se le quattro stagioni
Siano poi davvero quattro
Senza aver tentato
Di sfoggiare un vestito
Lungo i grandi viali alberati
Senza aver contemplato
la bocca delle fogne
Senza aver ficcato il cazzo
In certi angoli bizzarri
Non vorrei crepare
Senza conoscere la lebbra
O le sette malattie
Che si prendono laggiù
Il buono e il cattivo
Non mi tormenterebbero
Se sapessi
Che ci sarà una prima volta
E troverò pure
Tutto ciò che conosco
Tutto ciò che apprezzo
E sono sicuro mi piace
Il fondo verde del mare
dove ballano i filamenti delle alghe
Sulla sabbia ondulata
La terra bruciata di giugno
La terra che si screpola
L'odore delle conifere
Ed i baci di colei
Che mi fa stravedere
La bella per essenza
Il mio orsacchiotto, l'Orsola
Non vorrei crepare
Prima di aver consumato
La sua bocca con la mia bocca
Il suo corpo con le mie mani
Il resto con i miei occhi
Non dico altro bisogna
Restare umili
Non vorrei crepare
Prima che abbiano inventato
Le rose eterne
La giornata di due ore
Il mare in montagna
La montagna al mare
La fine della sofferenza
I giornali a colori
La felicità dei ragazzi
E tante cose ancora
Che dormono nella testa
Degli ingegneri geniali
Degli allegri giardinieri
Di socievoli socialisti
Di urbani urbanisti
E di pensierosi pensatori
Tante cose da vedere
Da vedere e da sentire
Tanto tempo ad aspettare
Da cercare nel nero
E io vedo la fine
Che brulica e che arriva
Con la sua gola schifosa
E che m'apre le braccia
Da rana sciancata
Non vorrei crepare
Nossignore nossignora
Prima di aver assaporato
Il piacere che tormenta
Il gusto più intenso
Non vorrei crepare
Prima di aver goduto
Il sapore della morte
(per saperne di più sull'autore, cliccate QUI)
sabato 6 dicembre 2008
Delusione Woodiana!
Quelle 4 o 5 persone che leggeranno questo post esclameranno "Ecchisenefrega?" ma voglio comunque esporre e rendere testimonianza di una cosa che mi ha lasciato di stucco!
Qualche mattina fa vedo a Firenze un manifesto di un concerto che si terrà il 22 Dicembre al Teatro Comunale: il concerto in questione è di Woody Allen e la sua New Orleans Jazz Band. Perché, per chi non lo sapesse, il celebre regista è anche un clarinettista. Ora, non sono un grande appassionato di musica jazz, ma non la disprezzo assolutamente ed ogni tanto mi concedo qualche ascolto di questo genere, in più mi piace anche Allen, ho visto alcuni dei suoi film, e poi eterosessualmente parlando, trovo che sia un uomo piuttosto affascinante, oltre che essere palesemente un personaggio…
Vedendo quel manifesto mi son detto “Perché no?”.
Parlando con un mio compagno di corso, che suona la batteria in un gruppo jazz, è venuto fuori che era già stato a un concerto di Allen, quindi la mia preoccupazione è subito stata quella di chiedergli quanto avesse speso: sulla trentina di euro.
Ora, le mie finanze non sono prosperose e anche solo 30 euri (sì, euri!) avrebbero potuto essere un po’ tanti… però fra me e me ho pensato che è comunque un prezzo più che ragionevole, per uno del calibro di Allen (anche su questo ci sarebbe da discorrere, ma il mondo della musica è anche questo… e ci si accontenta). La sera mi faccio dei giri su internet per vedere un po’ di trovare due prezzi di questo concerto, almeno per accertarmi. Dopo aver girato un po’ sono arrivato al sito di Boxol, dove si possono acquistare i biglietti online. Clicco sull’apposita immaginetta raffigurate la faccia di Woody, si apre la pagina, leggo e sto per avere uno spasmo.
92 € in platea, 69 € in galleria, 34,50 € in seconda galleria.
Dopo aver inveito in maniera spropositata Allen, i soldi, la crisi, il sito da cui stavo leggendo, il jazz, il clarinetto e ogni altra cosa legata in qualche modo a questa faccenda, la delusione mi ha pervaso!
Cioè, ma si può?
Ora, sarai anche Woody Allen… ma far spendere 100 euri (perché tra una cosa ed un’altra…) alla gente per vederti in platea è degno di un ladro, di un politico!
Come premesso quelli che leggeranno (che sono molto pochi) saranno ancora lì a chiedersi “Beh? E allora?”… e allora niente, volevo solo rendere partecipe il mondo di questa mia angosciante scoperta. E per altro guarda lì quanto ho scritto!
Saluti.
Qualche mattina fa vedo a Firenze un manifesto di un concerto che si terrà il 22 Dicembre al Teatro Comunale: il concerto in questione è di Woody Allen e la sua New Orleans Jazz Band. Perché, per chi non lo sapesse, il celebre regista è anche un clarinettista. Ora, non sono un grande appassionato di musica jazz, ma non la disprezzo assolutamente ed ogni tanto mi concedo qualche ascolto di questo genere, in più mi piace anche Allen, ho visto alcuni dei suoi film, e poi eterosessualmente parlando, trovo che sia un uomo piuttosto affascinante, oltre che essere palesemente un personaggio…
Vedendo quel manifesto mi son detto “Perché no?”.
Parlando con un mio compagno di corso, che suona la batteria in un gruppo jazz, è venuto fuori che era già stato a un concerto di Allen, quindi la mia preoccupazione è subito stata quella di chiedergli quanto avesse speso: sulla trentina di euro.
Ora, le mie finanze non sono prosperose e anche solo 30 euri (sì, euri!) avrebbero potuto essere un po’ tanti… però fra me e me ho pensato che è comunque un prezzo più che ragionevole, per uno del calibro di Allen (anche su questo ci sarebbe da discorrere, ma il mondo della musica è anche questo… e ci si accontenta). La sera mi faccio dei giri su internet per vedere un po’ di trovare due prezzi di questo concerto, almeno per accertarmi. Dopo aver girato un po’ sono arrivato al sito di Boxol, dove si possono acquistare i biglietti online. Clicco sull’apposita immaginetta raffigurate la faccia di Woody, si apre la pagina, leggo e sto per avere uno spasmo.
92 € in platea, 69 € in galleria, 34,50 € in seconda galleria.
Dopo aver inveito in maniera spropositata Allen, i soldi, la crisi, il sito da cui stavo leggendo, il jazz, il clarinetto e ogni altra cosa legata in qualche modo a questa faccenda, la delusione mi ha pervaso!
Cioè, ma si può?
Ora, sarai anche Woody Allen… ma far spendere 100 euri (perché tra una cosa ed un’altra…) alla gente per vederti in platea è degno di un ladro, di un politico!
Come premesso quelli che leggeranno (che sono molto pochi) saranno ancora lì a chiedersi “Beh? E allora?”… e allora niente, volevo solo rendere partecipe il mondo di questa mia angosciante scoperta. E per altro guarda lì quanto ho scritto!
Saluti.
mercoledì 26 novembre 2008
Art session: Martin Wittfooth
Artista che apprezzo particolarmente, l'ho conosciuto per le copertine che ha fatto per i Silverstein (gruppo che ha allietato le mie giornate dei primi anni delle superiori e che ogni tanto rispolvero volentieri) e che ho esplorato con molto interesse... tiè!
Martin Wittfooth
Martin Wittfooth
lunedì 24 novembre 2008
Avere un blog e non aggiornarlo mai è un po' come avere un cane e non dargli da mangiare... ma immagino che questa mia negligenza non sia stata notata da molti.
Detto ciò, qualche aggiornamento? Ho iniziato a frequentare l'università, nella fattispecie la L.A.B.A. (Libera Accademia di belle Arti, è una privata… non me ne vogliano i manifestanti, visti gli ultimi avvenimenti in campo), all’indirizzo di Graphic Design. Sto conoscendo nuova gente, sto usando dei Mac che sono due spanne sopra… e faccio il pendolare Pisa > Firenze tre giorni a settimana (per ora, nel secondo semestre diverranno quattro).
Ho mollato un tirocinio che stavo facendo in uno studio grafico perché diventava una storia pesa con l’università, non ero mai in casa… quindi ho optato per buttarmi su una cosa sola ma almeno avere due giorni liberi in più… biasimatemi!
Mi sono anche messo Facebook, per ampliare la mia internet-dipendenza… ma del resto, abitando in provincia come me questi sono i mezzucci per tenersi in contatto con la gente che conosci e, ogni tanto, fare nuove superficiali (e non) conoscenze.
Mi sembra di aver fatto un breve excursus degli episodi salienti che hanno caratterizzato la mia ultima piccola fetta di vita, e quindi posso scendere a cena che mi aspettano.
Alla prossima…
Detto ciò, qualche aggiornamento? Ho iniziato a frequentare l'università, nella fattispecie la L.A.B.A. (Libera Accademia di belle Arti, è una privata… non me ne vogliano i manifestanti, visti gli ultimi avvenimenti in campo), all’indirizzo di Graphic Design. Sto conoscendo nuova gente, sto usando dei Mac che sono due spanne sopra… e faccio il pendolare Pisa > Firenze tre giorni a settimana (per ora, nel secondo semestre diverranno quattro).
Ho mollato un tirocinio che stavo facendo in uno studio grafico perché diventava una storia pesa con l’università, non ero mai in casa… quindi ho optato per buttarmi su una cosa sola ma almeno avere due giorni liberi in più… biasimatemi!
Mi sono anche messo Facebook, per ampliare la mia internet-dipendenza… ma del resto, abitando in provincia come me questi sono i mezzucci per tenersi in contatto con la gente che conosci e, ogni tanto, fare nuove superficiali (e non) conoscenze.
Mi sembra di aver fatto un breve excursus degli episodi salienti che hanno caratterizzato la mia ultima piccola fetta di vita, e quindi posso scendere a cena che mi aspettano.
Alla prossima…
venerdì 10 ottobre 2008
Art session: eBoy
Avete presente un pixel? Uno di quei quadratini colorati che moltiplicati per una quantità colossale formano quello che è il vostro monitor?
Ecco, di pixel ne sa qualcosa eBoy, che coi pixel crea dei veri e propri mondi.
Date un’occhiata!
Ecco, di pixel ne sa qualcosa eBoy, che coi pixel crea dei veri e propri mondi.
Date un’occhiata!
lunedì 29 settembre 2008
Ma sì...
Sulle note della prima traccia di "The Wall" dei Pink Floyd mi decido a scrivere un nuovo post.
Va tenuto vivo sto blog! O no?
Nonostante non abbia la minima idea di quello che potrei scrivere… potrei partire con la tecnica del flusso di coscienza e iniziare a sparare tutto quello che mi passa per quell’ammasso di cellule comunemente chiamato “cervello”, ma è meglio che non mi diletti in queste pratiche che potrebbero, a lungo andare, risultare addirittura masochistiche.
Mi capita in questo periodo di trovarmi in un ambiente dove viene fuori un lato di me che non è quello vero e naturale, ma piuttosto tendo a dare un’idea di me che potrebbe non risultare del tutto simpatica, ma anzi quasi insopportabile. Poi magari mi sbaglio, magari sono io che penso così e gli altri non si pongono neanche il problema.
Ed eccola che arriva: “The happiest days of our lives” breve pezzo che precede la mitica, insostituibile “Another brick in the wall (part two)”. È un fatto, i dischi più commerciali di Waters e compagnia sono anche i più belli. E sulla frase che inneggia all’abolizione della scuola io vi saluto.
“We don’t need no education!”
Va tenuto vivo sto blog! O no?
Nonostante non abbia la minima idea di quello che potrei scrivere… potrei partire con la tecnica del flusso di coscienza e iniziare a sparare tutto quello che mi passa per quell’ammasso di cellule comunemente chiamato “cervello”, ma è meglio che non mi diletti in queste pratiche che potrebbero, a lungo andare, risultare addirittura masochistiche.
Mi capita in questo periodo di trovarmi in un ambiente dove viene fuori un lato di me che non è quello vero e naturale, ma piuttosto tendo a dare un’idea di me che potrebbe non risultare del tutto simpatica, ma anzi quasi insopportabile. Poi magari mi sbaglio, magari sono io che penso così e gli altri non si pongono neanche il problema.
Ed eccola che arriva: “The happiest days of our lives” breve pezzo che precede la mitica, insostituibile “Another brick in the wall (part two)”. È un fatto, i dischi più commerciali di Waters e compagnia sono anche i più belli. E sulla frase che inneggia all’abolizione della scuola io vi saluto.
“We don’t need no education!”
mercoledì 24 settembre 2008
"I don't want to grow up"
...diceva quella canzone dei Ramones.
Perché questo titolo?
Pensavo... sto facendo uno stage in uno studio grafico e prendere la macchina tutte le mattine, andare a "lavoro" (perchè bene o male si può chiamare lavoro - part time e non retribuito) mi da l'impressione di diventare sempre più grande o, come sarebbe più consono dire, adulto.
Da una parte questo senso di responsabilità e crescità è piuttosto galvanizzante... dall'altra ti rendi conto che finisce una parte della vita, finisce la salita, si chiude un capitolo.
Beh dai... ora si apre quello dell'università! ...anche se ho più di un mese prima di iniziare.
Perché questo titolo?
Pensavo... sto facendo uno stage in uno studio grafico e prendere la macchina tutte le mattine, andare a "lavoro" (perchè bene o male si può chiamare lavoro - part time e non retribuito) mi da l'impressione di diventare sempre più grande o, come sarebbe più consono dire, adulto.
Da una parte questo senso di responsabilità e crescità è piuttosto galvanizzante... dall'altra ti rendi conto che finisce una parte della vita, finisce la salita, si chiude un capitolo.
Beh dai... ora si apre quello dell'università! ...anche se ho più di un mese prima di iniziare.
martedì 23 settembre 2008
Blog nuovo... vita nuova?
Ho cancellato un vecchio e pateticissimo blog che tenevo per scrivere pensieri e robe molto tristi ed ho partorito questo, per scrivere cose ugualmente tristi... forse.
Un diario? Una raccolta di pensieri? Un posto dove condividere cose trovate su internet e non? Un mix di tutto ciò!
Vediamo cosa riesco a produrre...
Un diario? Una raccolta di pensieri? Un posto dove condividere cose trovate su internet e non? Un mix di tutto ciò!
Vediamo cosa riesco a produrre...
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