venerdì 23 luglio 2010

Il test di Bechdel

Gironzolavo su Lega Nerd quando ho trovato un post piuttosto interessante…
È raro che ci si faccia caso (almeno, io l’avevo sentito dire un paio di volte, ma non mi sono mai applicato nell’appurarlo), ma nella stragrande maggioranza delle pellicole cinematografiche la presenza delle donne è ridotta all’osso.
Chi ovviamente non ci sta sono le femministe; ma al di là delle ideologie, questo fatto fa capire come la società sia incentrata molto sul concetto che sia l’uomo a mandare avanti il mondo.
Personalmente ho anche io delle mie idee sulla questione, idee che potrebbero essere considerate anch’esse maschiliste, ma che in realtà non lo sono… tuttavia non starò a riproporle qui.
Tornando al discorso di cui sopra, per capire se in un film le donne hanno effettivamente un ruolo, basta eseguire il cosiddetto test di Bechdel.
È molto semplice, basta analizzare un film ponendosi tre domande:
    1) Ci sono almeno due donne con un nome fra i protagonisti?
    2) Interagiscono fra di loro?
    3) Se interagiscono, parlano di qualcosa che non siano gli uomini?
Va da sé che se la risposta non è sì a tutte e tre le domande il film può essere considerato di stampo “maschilista”. Ovviamente non è che ogni pellicola che risulta negativa al test è stata scritto, diretta e prodotta da maschilisti; semplicemente, come già detto, il forte ruolo dell’uomo nella società si ripercuote anche laddove ci dovrebbe essere più libertà in questo senso.
La lista di film che non hanno passato il test è chilometrica, bechdeltest.com è il sito adibito a proporre una rassegna piuttosto ampia di film affiancati da un simbolo (con tanto di legenda) che ne identifica il grado di “feminist friendly”.

mercoledì 21 luglio 2010

Spotorama #2: Ossa ossa alla riscossa

Il video ve lo devo linkare, l'unica versione originale è sul canale creato apposta dalla Danone, e l'incorporamento lo hanno vietato, sigh! Eccolo: http://www.youtube.com/watch?v=dNcJxRr3Geo&feature=related

Bene, allora… prima di tutto, vedendo questo spot, la prima domanda che uno si pone è: cosa c’incastra che in un alimentari una tipa si gira dal nulla, ad altre due chiedendo loro se sono sicure di assumere abbastanza calcio?!
Sullo sfondo un bancone degli affettati con un macellaio della domenica intento a servire una signora. Mentre la nostra attenzione viene catturata da una truccatissima Stefania Sandrelli che, con tono piagnucolante, rivolge la domanda di cui sopra ad altre due coetanee, probabilmente sconosciute, le due donne rispondono con fiera sicurezza di assumere abbastanza calcio – in una situazione reale, ovviamente, sarebbe partiti una serie di inni alla privacy della serie “ahomachecacchiovòilimortaccituaedetusorella!” – ma la Sandrelli le spiazza, richiamando a bordo schermo una grafica che ci umilia brutalmente le due casalinghe, mostrando loro che nonostante il latte e il cacio la loro dose di calcio nelle ossa non è sufficiente! Allorché la Sandrelli sfodera un vasettino di Danaos da uno scaffale che ne è pieno… e via con la musica!
Intanto delle scritte in sovraimpressione ci informano che ok, sì, il Danaos è fico però devi anche stare a dieta, andare a correre, non fumare, non bere e bla bla bla.
Verosimilmente le tre donne ne aprono un vasetto a testa e se lo sbrodolano lì sul posto, apprezzandone il gusto. Dopodiché il macellaio di prima, che intanto è diventata una donna, corona il tutto con una battuta originale quanto la trama di Avatar.

sabato 10 luglio 2010

Apprezzamenti

Potrei avere un'idea su chi sia l'autore di tutto questo, ed in quel caso sarei propenso ad optare per l'ipotesi "scherzo", ma se così non fosse, io, giuro, ADORO QUESTE COSE!!!

giovedì 8 luglio 2010

Art Session: Graffiti Technica

I graffiti sono quella cosa tanto odiata dai benpensanti. Scritte più o meno belle, più o meno incasinate, più o meno artistiche che rovinano i muri delle città, danno un senso di squallore e bla bla bla bla. Non siamo qui per entrare nel merito...
Quello di cui volevo trattare è questo tipo, di cui non sono riuscito a reperire il nome vero, che risponde allo pseudonimo di Graffiti Technica: un personaggio che unisce lo stile della street art e la modellazione 3D per creare immagini e video. E' inutile stare a fare una descrizione dei risultati... guardate coi vostri occhi!!!

Il suo sito: graffititechnica.com/index.html



Graffiti Technica reel from Graffiti Technica on Vimeo.

Niu èntri!

Gentili lettori, gentili lettrici, sono lieto di annunciarvi che questo blog non sarà più egocentrico (nel senso “gestito interamente da me”) ma da oggi c’è un nuovo collaboratore.
Dopo il cambio dell’url di ieri, ho pensato anche di invitare qualche altro amico, compagno, conoscente, sconosciuto, a scrivere su questo spazietto.
Il primo a cui ho rivolto il mio pensiero è stato tale Gus (alias Gabriele), già mio collega su Il cattivo, il Brutto, il Buono nonché mio amico da diverse estati.
Del resto il titolo del blog inneggia alla casualità nel suo senso più ampio, tradotto sarebbe “qui chiunque può scrivere qualunque cosa”… più o meno…

mercoledì 7 luglio 2010

Il blog cambia url!

Ebbene sì, sono passata da un troppo personale "chappino.blogspot.com" ad un più specifico ma generico sceltecasuali.blogspot.com

Art Session: Glenn Jones

Stamani sono in vena di post!
Non si parla qui del Glenn Jones cantante soul, ma di un suo omonimo neo zelandese che fa il grafico/illustratore ed è assolutamente geniale!!! Ne sono venuto a conoscenza cercando non ricordo cosa su Google e trovando il suo sito sul quale si possono ordinare magliette ed altri ninnoli con le sue grafiche. Eccovi i link e, sotto, alcuni esempi di quello che questo tizio produce!

Il suo sito: glennz.co.nz
Il sito dove ordinare le magliette: store.glennz.com (andate anche nella sezione "votes", ci sono altre chicce che si possono votare e quindi candidarle alla stampa su maglietta!)



P.S. Quest'ultima l'ha ordinata anche il sottoscritto!!!

La dimostrazione del fatto che si possano fare diagrammi su qualsiasi cosa!

In mancanza di argomenti bisogna arrangiarsi. Poi oh, “scelte casuali, casualità scelte”, quale miglior titolo potevo dare a questo blog per giustificare qualsiasi cosa io posti?
Bene, oggi è il turno di GraphJam, un sito che raccoglie migliaia di diagrammi e schemi su qualunque cosa. Se non avete voglia di cliccare sul link ve ne metto sotto alcune che ho raccolto fra le più recenti… e mi sbatto anche per tradurle!
 
Come reagire in un emergenza
- aggiornare il proprio status su Facebook
- mandare un messaggio su Twitter
- usare la videocamera del telefonino per fare un video da mettere su YouTube
- chiamare i servizi d'emergenza

Come mi comporto quando non riesco a passare un livello in un videogioco
- smetto di giocare
- gioco ad un altro gioco
- porovo una strategia diversa
- divento pazzo, impreco e tiro il joystick
- faccio la stessa identica cosa per le 2 ore successive e m'inc***o sempre di più finché non funziona

Il paradosso del telefono
Persone che mi chiamano - Persone con cui voglio parlare

Cosa fanno gli elicotteri nei film d'azione
- esplodono

Motivi per cui la gente vuole un Mac
- SO Unix
- nuovo processore Intel Nehalem
- meno crash
- gorssa capacità di realizzare opere multimediali
- meno virus
- ODDIO QUANT'E' CARINO!!!!

Per cosa uso il mio Zippo
- accendere le sigarette
- click, clack! click, clack!

Quando provo a cercare la risposta ad una domanda
- digiti la domanda su Yahoo Answers
- Yahoo mi dice che non ci sono risposte alla mia domanda
- digiti la domanda su Google
- (Google) ti porta alla stessa identica domanda su Yahoo Answers

Cosa imparano i bambini da Cenerentola
- una pirincipessa può venire da ogni posto
- dovrei essere grato per ciò che ho
- dovrei sempre essere me stesso
- è brutto quando i tuoi genitori muoiono
- le ragazze bione e carine ottengono sempre ciò che vogliono e le persone brutte sono cattive

...e infine una chicca!
Temi scientifici che i fan dei Pink Floyd comprendono
- E=mc²
- Gravità
- tettonica delle placche
- evoluzione
- botanica
- spettro della luce

giovedì 1 luglio 2010

A propos de la musique commercial

Avevo quasi perso le speranze di poter riaprire questa pagina cliccando su “nuovo post”, ed invece eccomi qui! Eh, oh, quando mancano gli argomenti…

Qualcuno di voi conosce Pronti al Peggio? È un sito dove l’argomento principale è la cosiddetta “musica indie italiana”. Qualche volta capita che fra i vari lettori (o sarebbe meglio dire “guardascoltatori”) del sito scoppino delle vere e proprie risse virtuali per difendere o infamare personaggi più o meno noti che a loro volta difendono o infamano la musica più o meno commerciale.
Ora, tutto questo per me è solo uno spunto per dire quanto segue: la musica commerciale esiste fino a quando hai 16 anni, crescendo, se continui a interessarti della cosa, inizi a renderti conto che la distinzione non è più tanto tra commerciale o non commerciale, tra roba per intenditori o roba per le masse di quindicenni con la maglietta di Twilight e Ray Mysterio (che poi… esiste ancora?). È vero, esistono pezzi che sono più facilmente ascoltabili – ed ascoltati quindi da svariate persone – e pezzi che hanno bisogno di un certo gusto personale e di una, chiamiamola così, cultura musicale per essere digeriti. Il problema non è tanto il fatto di criticare una canzone se l’ascolta qualcun altro oltre a te e a qualche tuo amico di Myspace: il problema sta nella qualità! Invece di dire che quel pezzo è commercialefaschifolascoltatroppagenteladygagaprimaeraunuomo, soffermiamoci a capire se una determinata canzone è un prodotto qualitativamente alto o meno. Su cosa bisogna basarla questa valutazione? È difficile da dire, i fattori sono molteplici, io stesso (che comunque sono un ascoltatore assiduo, spazio tra molti generi diversi e mi diletto a suonare in un gruppo – insomma, ritengo di intendermene giusto un po’ di più della celebre casalinga di Voghera) avrei difficoltà a trovarli tutti. Sicuramente c’è l’originalità della musica: un musicista bravo non è uno che sa fare virtuosismi impossibili, ma una persona che riesce a comporre e trovare cose che nessun’altro riesce a trovare (vedi Elio e le Storie Tese, che oltre ad essere dei musicisti eccelsi, hanno una capacità compositiva ed un genio fuori del normale). Poi, nel caso ci sia, bisogna anche vedere la qualità del testo (vedi Fabrio De André, Franco Battiato… non vedere assolutamente Gigi D’Alessio, per essere banali). C’è da vedere quanto una canzone riesca a coinvolgere l’ascoltatore; ok, quest’ultima è una cosa che risponde anche molto al gusto personale, ma per il resto… non ci vuole molto per capire che i Tokio Hotel od i Lost sono idolatrati perché sono tutti dei figoni con più lacca che capelli, prima di essere dei musicisti.
Insomma, per concludere, non mi sembra che i Pink Floyd siano mai stati un gruppo di nicchia.

P.S. Mi fanno notare che servivo proprio io per dire questo! No, lo so, però avevo qualcosa da dire, e poi sembra che a molte persone che certe cose dovrebbero averle chiare, a volte sfuggano! Cheers!

lunedì 12 aprile 2010

Spotorama #1: Viva viva la mano giuliva!


Chiunque abbia visto l’ultimo spot Tim si è posto delle domande. Bene, è ora che quelle domande abbiano una risposta!
La compagnia telefonica punta sul fascino che Belen Rodriguez esercita sull’italiano medio (io compreso) e le mette accanto il comicissimo, simpaticissimo, pacionissimo, figlissimo d’arte Christian De Sica, per fare ancora più colpo sull’italiano ancora più medio (stavolta, io non compreso). A fare da sottofondo a questo preludio, nientepopòdimeno che l’ultima hit del momento. Nella fattispecie Lady Gaga… e qui l’italianomediezza si sente sempre di più!
I due sono poliziotti con divise americane alla guida di una macchina della polizia americana, ma ovviamente, parlano italiano. Romanesco, nel caso del De Sicone nazionale.
Arrivano in questo quartierino medio-berghese alla ricerca di chissà quale losco traffico di organi di minorenni senza sapere nemmeno dove cercare quello che stanno cercando. L’argentina tutto pepe, con una scollatura che vedreste a qualunque poliziotta in america, invita il nostro eroe a seguire il suo instinto infallibile verso la casa incriminata. Christian, con una mossa molto molto virile, sfonda la porta dell’abitazione in questione ed è qui che lo spot prende una gran brutta piega.
I due si trovano esterrefatti davanti alla zia del romano tutto simpatia che sta cucinando. Sorvoliamo che lui non sapesse del fatto che la zia abitasse in quella casa, sorvoliamo che loro gli hanno appena sfondato 100 dollari di serratura e la zietta la definisce una sorpresa, tutta bella contenta... il clou della decadenza è dietro l’angolo!
Christian, che nello spot si chiama Cesare, si accorge che la zia sta cucinando e, scordandosi completamente di essere un poliziotto in servizio, si autoinvita a quello che si prevede essere un lauto pasto, chiedendo se sono dei bucatini a bollire in pentola. La zia, sempre più entusiasta della visita del nipotino, con un tono più irritante di una tutina aderente fatta con la carta vetrata, esclama “Fusilli!”. E quella che è una delle cose più oscene che la pubblicità italiana abbia prodotto negli ultimi anni è destinata a rimanere impressa nelle nostre menti per sempre. Perché ai telespettatori cci piace ‘sta robba qua!
Ma non è finita qui!!! La vera chicca arriva adesso, quando Cesare scaccia la sua collega da quello che sarà un paradiso culinario allontanandola con entrambe le mani... e quindi, mentre la mano sinistra si a va posare vigorosamente sul fianco della poliziotta, la mano destra... e dove va quella mano destra?! Eh?! Christian Christian!!! Cosa direbbe il babbo se fosse ancora fra noi!? Eh?!
Pare tanto assurdo che dietro a questi spot così inutili, ci siano fior fior di cervelli che studiano cosa dire a tutti quelli che guarderanno la TV in quel momento, per mandare a segno le loro offerte.
Quindi, l’italiano medio di cui sopra, si fa questo calcolo: passare a Tim = essere dei fighi come De Sica; lavorare con Belen Rodriguez; mangiare bucatini... no fusilli!; toccare una puppa della collega ogni tanto! E via che la Tim fa i miliardi!
Inoltre, per la cronaca, De Sica ha affermato che la Rodriguez è la nuova Sophia Loren. Fate voi.

giovedì 25 marzo 2010

Trenitalia informa #1

I giapponesi ce l’hanno di vizio! Dategli dei sedili di un treno e loro, dopo essersi tolti le scarpe, li useranno come poggiapiedi. Matematico. Già che i treni regionali (ambiente che, viste le mie doti di pendolare, conosco molto bene) non sono proprio il manifesto della pulizia…
Se i giapponesi, che per antonomasia sono un popolo educato e piuttosto fine, usano i sedili come poggiapiedi, non oso immaginare cosa facciano i rappresentanti delle altre etnie per rendere altrettanto sudici quei capolavori tipici del design che unisce la bellezza al comfort (quasi quanto una poltrona da dentista ricoperta di vetri).
Per invogliarvi a sedere senza indugio su un sedile Trenitalia voglio condividere con voi questo bel quadretto: un treno regionale ospita una media di 80 passeggeri per vagone ad ogni viaggio (non so il numero preciso, vado per calcoli approssimativi) tra cui italiani sudaticci, tedeschi aromatizzati ai crauti, giapponesi poggiapiedisti, marocchini e/o arabi non proprio profumatissimi (e non venite a darmi del razzista!). Ora fate un mix di tutto questo PIL organico e riversatelo su un sedile Trenitalia. E non è finita qui! Il poggiatesta: tra tutte le persone di cui sopra, quante pensate che mettano il loro cranio sul poggiatesta coi capelli appena lavati di fresco?! Non so, tiro a indovinare, 1 su 40? Quindi fate conto che come i vostri capelli toccano quella malefica gomma nera è già tanto che non moriate sul colpo per un attacco di colera, difterite, aids od altre malattie conosciute e non.
Provate a prendere un regionale dalla tratta Pisa Centrale – Roma Termini il 15 luglio. Una volta arrivati a Roma, con la schiena sempre appoggiata sul sedile (una pausa concessa: pisciata di metà corsa), andate nel primo bagno, o se siete spudorati anche appena fuori dal treno, toglietevi la maglietta, portatela a contatto col vostro naso e tirate un bel respirone, come quello che dareste appena arrivati in cima all’Everest dopo una scalata di 6 ore. Se non svenite all’istante, converrete che c’è più marcio in un sedile Trenitalia che in Danimarca [cit.]. Inoltre, e parlo ancora per esperienza personale, se lo stesso giorno, vi venisse in mente di schiacciare un pisolino con un lato della testa appoggiato alle due protuberanze del poggiatesta, vi invito ad accertarvi di non avere residui di gomma nera spalmati su tempia e capelli al vostro risveglio. Non è per niente una bella esperienza!

Dopo tutto questo post inutile sull’igiene dei treni delle FS (prima o poi toccherà anche alla precisione svizzera nel rispettare gli orari) vi invito a ricordarvi che, qualora prendiate un treno regionale da Pisa per Firenze, su uno di quei sedili, potrebbe esserci anche traccia del mio sudore.

martedì 23 marzo 2010

Guida TV, ovvero "Dimmi cosa guardi e ti dirò chi voti"

Porta a Porta è di destra.
Ballarò  è di sinistra.
Annozero è presumibilmente di sinistra.
Il TG1 è molto di destra.
Il TG3 è di sinistra all'85% e di destra al 15%.
Il TG4 è di destra al 50% e molto di destra per l'altro 50%.
Studio Aperto è di destra, ma non si direbbe, visti gli argomenti solitamente trattati.
Striscia la Notizia è molto meno di sinistra di quanto sembri.
Le Iene è di sinistra?!?
I programmi di Enrico Papi sono delle cacate.
Il Grande Fratello è per i poveri.
Il Festival di Sanremo è di destra, fidatevi.
Matrix non lo so, l'ho visto pochissimo, ma credo non sia troppo di sinistra.
Mattino 5 è di destra.
L'albero Azzurro è di sinistra.
L'Isola dei Famosi è di destra.
Affari Tuoi è da sfigati, specialmente le puntate "speciali".
L'Eredità è anarchico.

sabato 13 marzo 2010

La simpatia di Enrico Papi...

Enrico Papi è simpatico come le sabbie mobili.
Enrico Papi è simpatico come la chat di Facebook.
Enrico Papi è simpatico come un cubetto di ghiaccio sui denti.
Enrico Papi è simpatico come un neo peloso su tutta la faccia.
Enrico Papi è simpatico come le api della pubblicità del Miel Pops.
Enrico Papi è simpatico come gli esami a giugno.
Enrico Papi è simpatico almeno quanto i programmi che conduce da dopo Sarabanda a questa parte.
Enrico Papi è simpatico come la Microsoft che ti blocca il PC perché hai i programmi crackati.
Enrico Papi è simpatico come una puntata di Striscia la Notizia guardata da dentro una gabbia piena di serpenti e vedove nere.
Enrico Papi è simpatico quasi quanto una calzamaglia di lana di pecora indossata a ferragosto sulla pelle nuda.
Enrico Papi è simpatico come un piercing sull’alluce.
Enrico Papi è simpatico come «Ti lascio perché ti amo troppo!»
Enrico Papi è simpatico almeno quanto uno che ti ruba l’ultimo m’n’m della bustina.
Enrico Papi è simpatico come quando ti parte la corrente dopo che hai scritto un documento in Word di 6 pagine e ti sei scordato di salvare.
Enrico Papi è simpatico come il caffè bollente.
Enrico Papi è simpatico come l’odore di una tanica di vino che ti si è rovesciata nel bagagliaio della macchina.
Enrico Papi è simpatico come un’oasi nel deserto. Quando sei già morto.

lunedì 8 marzo 2010

Se qualcuno che crede di aver capito come gira il mondo, ha qualche consiglio utile… per favore, se lo tenga per sé!

Basta coi maestri di vita gratuiti. Smettetela di auto eleggervi a vati alla guida di un popolo che non vi appartiene. Scendete dai vostri piedistalli d’argilla e venite a vedere che quaggiù la vita non è come pensate voi. Che le vostre perle di saggezza, qui, cadono nel fango e, inutile dirlo, vengono mangiate dai porci che, per altro, ne sono molto ghiotti.
Fatela finita di essere i profeti di una vita perfetta! Toglietevi quella targhetta da essere divino e venite ad appurare che qua di divino c’è ben poco; che le persone sono fatte in un certo modo e non saranno certo le vostre sentenze a renderle migliori! Siamo umani porca miseria!
I difetti sono la perfezione degli imperfetti.

sabato 6 marzo 2010

Miscellanea marzolina

Quella volta andavamo in giro e sparavamo a tutti quelli che non avrebbero potuto prenderci.
Quella volta ridevamo della nostra stupidità e pensavamo a quanto fosse poi triste la nostra vita.
Quella volta ci guardavamo intorno con molti sospetti, le facce degli altri ci sembravano dei bersagli in movimento e non avevamo idea di come potercene liberare. Ce ne stavamo lì a guardar passare le macchine e a respirare il loro fumo, troppo ingenui per renderci conto che sarebbe stato così facile distogliere lo sguardo.
Quella volta ci trovammo a fumare ossigeno e ad aver paura di essere arrestati. Ci guardavamo in faccia e per un attimo avemmo la sensazione di essere noi i nemici di noi stessi. Ci guardavamo le mani e vedevamo che gocciolavano. Alla fine uno spera sempre che non sia sangue.
Quella volta non era una delle migliori volte della mia vita, però non stavo male. In mezzo a tutti le nostre incertezze sorridevamo.
Quella volta ci sentivamo vivi da morire.



È la solita vecchia storia: i blog iniziano a marcire perché i blogger non sanno più cosa scriverci sopra. Sarà che quel poco che scrivo per la rete, ultimamente, è destinato tutto all’altro blog linkato nel post precedente (ed in caso ve lo foste perso cliccate subito!).
E così tengo acceso Messenger, ogni tanto mi collego su Facebook ma non prendo alcuna iniziativa. Ho iniziato, già da un po’, a disconoscere questi ultimi come veri e proprio mezzi di comunicazione. Proprio ieri sera dicevo ad un’amica che l’unico uso utile della chat in questo momento è quello di mettermi d’accordo col gruppo per le prove, e qualche chiacchiera priva di senso con contatti più o meno amici. È raro che usi l’omino verde per interagire con un altro omino verde in modo produttivo.
La realtà è che ci stiamo atrofizzando.
Forse è questo che volavano dirci i fratelli Wachowski quando hanno girato Matrix, le macchina che tengono in vita l’uomo… forse non è proprio un’utopia! Mh!
E mentre aspetto con impazienza l’ultima e definitiva puntata di Lost continuo a compilare moduli SIAE, fare il pendolare per Firenze e scordarmi di pensieri più o meno filosofico-geniali che dovrei appuntarmi subito! Me misero, me tapino.
Oggi c’è il sole, è una gran bella giornata. L’ideale per chiudersi in una cantina a suonare il proprio strumento ed azzardare una cover di Karma Police, dei Radiohead!
Saluti più o meno distinti.

lunedì 8 febbraio 2010

E' arrivato, ma già da un po', il blog (tenuto da me ed altri due illustri colleghi) su recensioni cinematrogratfiche, eccolo qui:
IL CATTIVO, IL BRUTTO, IL BUONO

sabato 23 gennaio 2010

Vertov Rulez

Vi ripropongo qui di seguito una tesina che ho fatto per un esame che devo dare fra pochi giorni, sperando che, se volete leggerla, possiate trovarla di vostro interesse.

“The Man with a Movie Camera”
La nascita delle sinfonie urbane; il capolavoro di Dziga Vertov con le musiche dei Cinematic Orchestra


Le sinfonie urbane

Nel 1900, con la nascita delle Avanguardie Storiche, cambiano il modo e la volontà di vedere e, conseguentemente, raccontare la vita quotidiana. Cambia il metodo di analisi del mondo circostante. Questo grazie anche all’affermarsi di nuove tecnologie e nuovi media quali televisione e radio. Un altro grande mezzo di comunicazione che si sviluppa particolarmente in questo periodo è il cinema. Il cinema, o meglio, i primi registi cercano un distacco dal modo di fare arte dell’epoca per scoprire nuovi metodi espressivi, nuove forme di comunicazione. Questo tipo di nuova espressione era possibile anche grazie a tutte quelle tecniche e scelte stilistiche proprie esclusivamente dell’arte cinematografica: la ripresa della scena da angolazioni particolari; il movimento della macchina da presa; la scelta del taglio della pellicola e del ritmo nella fase del montaggio etc.
È proprio il cinema che dimostra di essere all’altezza di rappresentare la modernità, la velocità e la frenetica attività delle metropoli: nascono così le sinfonie urbane.
Le grandi città diventano i luoghi dove, grazie alla cinepresa, si possono creare delle vere e proprie composizioni ritmiche di immagini.
Gli artisti del tempo si convincono che la quotidianità vada raccontata in modo distaccato, oggettivo, vada documentata; è come se i registi fossero delle “figure super partes”, non mettono alcunché di personale nelle loro documentazioni, ma analizzano in modo imparziale la realtà che si presenta loro davanti.
Il primo esempio di sinfonia urbana, quasi la “cerimonia inaugurale” di tutto il filone, è Berlino, sinfonia di una grande città (Berlin, die Symphonie einer Grosstadt); un film del 1927, di Walter Ruttman. È un documentario che mostra semplicemente una giornata feriale nella città tedesca. Le particolarità sono, come già detto, i “virtuosismi tecnici” con il quale queste immagini vengono narrate.


Dziga Vertov e il cineocchio

Denis Arkadievitch Kaufaman nasce in Polonia nel 1896, da una famiglia medio borghese. Studia al conservatorio di Bialystok, sua città natale. Trasferitosi in Russia, a causa dell’invasione tedesca, studia medicina, ma nel 1917 inizia ad interessarsi al cinema e al movimento futurista; passioni che lo porteranno a decidere di cambiare nome e scegliere lo pseudonimo Dziga Vertov. Nei primi anni della sua carriera nel mondo del cinematografo lavora per La settimana cinematografica, un cinegiornale dai contenuti propagandistici. Negli anni ’20 realizza il film che sarà il manifesto del movimento Kinoki, di cui faceva parte: Il cineocchio (Kinoglaz), film dove il regista mette in pratica quelli che erano i principi delle sinfonie urbane, quindi la pura realtà priva di qualsiasi spettacolarizzazione. Così era e doveva essere il cine occhio: uno strumento assolutamente obiettivo che servisse per la propagando dello stato sovietico.
L’apice della carriera di Vertov arriva nel 1929 con la realizzazione de L’uomo con la macchina da presa (Celovek s Kinoapparatom). In seguito a questo capolavoro l’opera del regista subisce un continuo declino. Gira altre pellicole di stampo documentaristico ma non raggiunge mai livelli più alti del film del ’29.
Dziga Vertov muore nel 1954 a causa di un cancro.


The man with a movie camera

Come già accennato L’uomo con la macchina da presa è il film che segna il punto più alto della carriera di Dziga Vertov. Datato 1929, è l’opera maggiormente rappresentativa del regista; il capolavoro della produzione vertoviana e sicuramente una perla del cinema sovietico. Nella pellicola, della durata di poco più di un’ora, il regista si mette quasi a nudo, mostrando il suo modus operandi e le sue stesse idee. Vertov ha di se stesso l’immagine che impressiona sulla pellicola: quella di un uomo con un occhio in più: la sua macchina da presa, il “cineocchio” che nel film prende forma grazie alla sovrapposizione dell’immagine di un occhio e di quella di un obiettivo. Il film non ha alcuna didascalia, a differenza del resto dei film muti, e non ha un soggetto in particolare se non proprio il concetto di “fare cinema”. Le inquadrature, le scelte stilistiche e i ritmi di montaggio fanno sì che questo film venga classificato nel filone delle sinfonie urbane. Le immagini sono sempre le solite: vita cittadina, operai sul lavoro, strade gremite di gente, tram pubblici in movimento etc., ma, a differenza delle pellicole precedenti di Vertov, stavolta va scemando la componente propagandistica e prende piede il vero e proprio occhio che osserva, registra e documenta. Infatti l’attore protagonista, se così lo si può definire, del film è un cineoperatore che riprende usuali scene di vita nella città di Odessa, in una giornata lavorativa.
Il film inizia con le immagini di una sala cinematografica dove verrà proiettato il film stesso. Si abbassano le luci, l’orchestra inizia a suonare e sul telo bianco inizia il film. Le immagini sono quelle dei momenti più comuni della quotidianità: lavoro, sport, svago etc. Ma il regista inserisce nel film anche dei richiami ad alcuni momenti che segnano le tappe nella vita dell’uomo: la nascita, il matrimonio, il divorzio, la malattia e anche la morte, riprendendo lo svolgimento di una marcia funebre. Più volte viene mostrata la vera e propria fase di montaggio, curata da Yelizaveta Svilova (moglie di Vertov). Prima del finale del film vediamo addirittura (grazie ad un gioco di stop motion) la cinepresa che si anima da sola e inizia a riprendere di sua spontanea volontà, come fosse un essere pensante.
Sul lato tecnico questo film è un concentrato di ogni tipo di sperimentazione possibile: sovrapposizioni di immagini, carrellate, riprese oblique, addirittura variazioni della velocità della pellicola fino al fermo immagine completo.
Il film, come già detto, era muto e Vertov non ha mai scelto né indicato delle musiche per fare da colonna sonora, perciò dagli anni ’30 in poi sono stati svariati i musicisti che hanno composto le musiche da accompagnamento alle proiezioni, tra cui Pierre Henry e più recentemente, nel 2001, Michael Nyman. Nello stesso anno questo compito è stato assegnato agli inglesi The Cinematic Orchestra.
Il gruppo si forma alla fine degli anni ’90 per mano di Jason Swinscoe. Fin dall’inizio la musica dei Cinematic Orchestra abbraccia più generi; partendo da una base puramente jazz arriva a contaminarsi con l’elettronica, il trip-hop, l’acid e qualche leggero sprazzo di noise.
L’album, che farà da colonna sonora per il film di Vertov, viene registrato nel 2002 ed esce nella metà del 2003 per l’etichetta indipendente Ninja Tune. La durata è leggermente inferiore a quella del film per il semplice fatto che il sincronismo dell’audio con il video inizia nel momento in cui il proiezionista fa partire la pellicola e l’orchestra sotto al telo bianco inizia a suonare.
Il titolo dell’album non poteva che essere quello del film, ovviamente in inglese, The man with the movie camera.
La particolarità di questa unione è la palese “differenza generazionale”, ma la bravura dei Cinematic Orchestra è stata proprio quella di saper adattare ad un film di oltre settant’anni prima una composizione musicale assolutamente moderna, verrebbe quasi da dire “all’avanguardia”. La musica segue perfettamente le immagini del film e, quando possibile, anche il ritmo di montaggio. Sono molto riusciti i richiami ad un jazz più classico, inseriti nelle parti del film più legate ai passatempi ed al divertimento.
L’esperimento del gruppo inglese è stato, se vogliamo, quello di fare del vjing al contrario: anziché montare e mixare dei video al ritmo di una base musicale, è stata creata la composizione sonora sulle immagini della pellicola. Il risultato che ci troviamo davanti è un’opera multimediale che si estende nel tempo e, perché no, nello spazio: dalla Russia degli anni ’30 all’Inghilterra del ventunesimo secolo.

Recensione #2: Avatar

Ieri sera mi sono andato a vedere "Avatar" in 3D. Siccome tutto quello che ho da dire riguardo al film lo ha già detto un altro mio esimio collega, vi rimando direttamente alla sua di recensione, precisando che sottoscrivo tutto! L'unica cosa che posso aggiungere è che da quanto ero lontano dallo schermo è come se avessi visto una puntata dei puffi!

La recensione è QUI

Distinti saluti

lunedì 18 gennaio 2010

Sono malato: mi piace pensare che la gente visiti il mio blog (che poi ho le statistiche, quindi so quante visite ricevo al giorno di media) e la mia malattia sta nel fatto di pensare spesso a dover aggiornare questo spazio virtuale postando cose, le più varie! Vado sempre poco sul personale: non ne vale la pena e poi al popolo gl’interessa poco quello che vivo, che penso, che faccio… sempre che sia realmente interessante.
Ma come sopperire a questa mia smania quando mancano argomenti interessanti di cui parlare? La paghetta settimana della figlia di Madonna ha ricevuto uno spazietto sul sito di Repubblica, oltre che un servizio su Studio Aperto, quindi tralasciamo… Sul terremoto di Haiti non saprei che dire, e tutto ciò che dovevo dire su “comportamento post-sisma” l’ho già detto in un post di qualche tempo fa. Quindi mi ritrovo qui a non avere la minima idea di cosa scrivere… però, di fatto, sto scrivendo! UAU!
Potrei raccontarvi dei due esami con degli attributi colossali che devo dare fra meno di un mese, ma sarebbe poco cùl! Però posso consigliarvi l’ascolto dell’album “Ma Fleur”, dei Cinematic Orchestra. Mi vengono in mente loro proprio perché uno dei loro album, “The Man With The Movie Camera” è l’argomento della tesina che porterò (se ce la farò a portarla) ad uno di questi due esami.
Guardando le corde della mia chitarrina acustica, io vi saluto, stupito di aver scritto così (relativamente) tanto per dire che non avevo niente da scrivere…
Quanto mi sento un emo di 15 anni! Gh!

venerdì 15 gennaio 2010

Nineteen Eighty-Four


Non sono solito recensire libri di questo calibro, specie se consideriamo che su questo capolavoro della letteratura è stato detto tutto il possibile. Ma siccome il mio amico Cyberpunk (nome fittizio) si è messo lì a fare recensioni di film e libri, io devo fargli una spietata concorrenza. Inoltre questo blog è un po’ inattivo ultimamente! Sapete com’è… carenza di argomenti.
Non farò certo una recensione accurata perché quelle le potete trovare ovunque, come già detto; spenderò giusto due parole su quello che è forse il mio libro preferito, nonché, pilastro della letteratura, come già detto. Wikipedia mi viene in soccorso aggiungendo che è il romanzo distopico per eccellenza, non si era ancora detto?
“1984”: ogni volta che pronuncio questo titolo non posso che provare una sensazione di eccitazione per la sua genialità e squallore per i suoi contenuti. Scritto nel (indovinate un po’?! E invece no!) 1948, da George Orwell (anche questo è un nome fittizio. Controllate pure, malfidati). Parla di una società formata da individui totalmente soggetti alle decisioni del governo, a cui capo troviamo niente popò di meno che il Grande Fratello, non quello della tivì, ma un signore che nessuno ha mai visto né sentito che però emana ordini, decide cosa si fa e cosa non si fa (dopo aver letto il romanzo troverete raccapricciante che abbiano usato questo nome per il programma televisivo!). Ci troviamo davanti ad una società dove pensare con la propria testa non solo fa male, ma è anche considerato un crimine!
Il protagonista non poteva che essere quindi una persona che si oppone a questo lifestyle così tristemente cool e che sarà quindi costretto ad una vita non proprio facilitata, ma questo lo dovete leggere nel libro!
La cosa su cui volevo soffermarmi è l’attualità di questo testo. Vi starete chiedendo (o forse no) come può un romanzo scritto più di 50 anni fa ad essere attuale. Chissà forse Orwell aveva un palantir, forse ha viaggiato nel futuro, forse si è calato degli acidi particolari e poi c’ha buttato sopra dei superalcolici, fatto sta che nella storia si parla di uno schermo in ogni casa (vi dice nulla?), microfoni e spie che controllano quasi ogni luogo (vi dice nulla?), persone che cambiano idea solo perché glielo dice il partito (vi dice nulla?) etc. etc.
Se avete fiducia nella giustizia, nei governi e in quello che vi dicono le televisioni allora scordatevi di aver letto tutto questo. Se, invece, avete voglia di leggere un libro che ha illuminato molti e che, già prima degli anni ’50, ci vedeva chiaro… leggetevi “1984”. L’avete già letto? Rileggetevelo!
Distinti saluti.

P.S. Il Grande Fratello vi osserva…

domenica 13 dicembre 2009

Il risultato degli eventi

Assurdo come l’evolversi degli eventi conduca talvolta ad eventi assolutamente inaspettati, talvolta a risultati prevedibilissimi.
Gli avvenimenti prendono le pieghe più disparate. Ciò che sembrava ovvio fin dall’inizio ci mette un’eternità a realizzarsi; quello che, invece, da principio sembra impossibile si compie sul nascere. Per quanto l’uomo voglia illudersi di controllare il mondo, c’è sempre una forza più grande di lui, una forza che l’uomo non può comandare.
Il susseguirsi li avvenimenti, l’evolversi delle situazioni è un’incognita. Un’infinita variabile il cui valore non è mai decretabile con certezza.
Quindi perché arrovellarsi tanto? Perché darsi tanta pena per qualcosa che non possiamo dominare?
C’è una sola soluzione: SCIALLO!

giovedì 10 dicembre 2009

Volere è potere?!

Volere è potere, si dice.
Non è così! “Volere” non è “potere”.
Avete mai sentito qualcuno incapace di intendere e di potere? Avete mai sentito qualcuno che poteva un caffè al bar?!
“Volere un aumento” non è “Potere un aumento”.
“Te possino ammazzà” non è “Te voglino ammazzà”.
“Volere più potere” non è “potere più potere” o “potere più volere” o “volere più volere”.
E se proprio vogliamo dirla tutta, “TVB” non è “TPB”.

venerdì 4 dicembre 2009

Miscellanea Dicembrina

Fu quando comparve sul mio desktop l'iconcina quadrata color verde acido riportante le lettere "Dw" che realizzai che la mia stabilita psicologica stava per essere turbata per sempre.
A buon intenditor...

C'è un mattonazzo di svariate centinaia di pagine che mi guarda minaccioso! Ce la farò a dare questo maledettissimo esame a febbraio?!?

Se qualche lettore ha da consigliarmi un po' di valida musica acappella (e per "valida", con tutto il rispetto, non intendo i Neri Per Caso) mi lasci un commento, tenchiu!

Che altro dire? Mah... niente.

Saluti

martedì 1 dicembre 2009